Applausi e palloncini per Matteo Il papà: «Hai sparso tanto amore»

6 Luglio 2021

Folla di giovani per l’addio al diciottenne Serra, promessa del calcio. In chiesa il ricordo degli amici «Non dimenticheremo il tuo caratterino testardo, la profondità dei tuoi occhi, la tua gentilezza»

PESCARA. Una festa tra lacrime e dolore, applausi e palloncini, tutta per Matteo. Le lacrime della moltitudine di amici e compagni di scuola, che ieri pomeriggio nella chiesa della Visitazione a Zanni, gli si sono stretti intorno, per l’ultima volta.
Il dolore che arriva fino in cielo, quello per la morte di Matteo Serra, 18 anni, dopo un incidente con uno scooter nei giorni scorsi a Pianella.
Fino in cielo, come il volo di migliaia di palloncini biancazzurri, il batter d’ali delle colombe, i fumogeni da stadio, le lettere d’argento gonfiabili con il suo nome, l’Ave Maria, gli Alleluja, i canti e i brani tratti dai Vangeli di Giovanni e Matteo, il pezzo rap cantato col nodo in gola da Alex Petrucci e il violino di Maria Sofia, i petali di rose colorati cadenti al passaggio del feretro, le magliette delle squadre del cuore, Pescara (dono di un dirigente), del Pineto e del D’Annunzio, stese sulla bara da papà Pino che si è «stupito di quanti amici avesse mio figlio. Questa maglietta era il sogno di Matteo. E allora facciamo festa» ha invitato la folla che non ci stava tutta in chiesa (i giovani dentro, gli adulti fuori) e neppure in giardino. Il dolore immenso e composto di papà Pino che è salito sull’altare per dire «grazie per il vostro affetto, Matteo ha dato tanto amore e insegnato tanto agli altri. Che sia una festa di bellezza». E festa è stata.
Papà Pino e mamma Liliana, col cuore a pezzi, si sono abbracciati, a fine funzione, davanti alla bara bianca ricoperta di rose candide, circondati dall’affetto di quanti, i compagni dell’istituto Volta e delle scorribande calcistiche, hanno conosciuto e amato la giovane promessa del Pineto calcio e, agli esordi, del Francavilla.
Singolare la “non omelia” di don Cristiano Marcucci che ha esortato i presenti «a far sentire tutto il nostro abbraccio a Pino e Lilly per cercare di infondere pace nei loro cuori» e poi ha chiesto ad ognuno un ricordo, una testimonianza della sensibilità e il carattere di Matteo. Dalla folla si sono levati tanti “forte”, “tenace”, “solare”, “dolce”, “felice”, “generoso”, “orgoglioso”. «Un guerriero vero, autentico» ha aggiunto il parroco, sempre vicino ai giovani. E poi gli striscioni. In chiesa: «Non è un addio, Matteo vive!». Fuori la chiesa, all’ingresso, Ovidio scrive: «E quando piangeremo la tua assenza, ci ricorderemo dei nostri sorrisi alla tua presenza. Ti vogliamo bene».
Durante la messa è partita la raccolta fondi da donare alla famiglia per avviare un progetto di formazione calcistica riservata ai giovani.
Dal pulpito, il ricordo di una insegnante del Volta, la sua scuola: «Sei emozionato? Gli chiesi il giorno dell’esame. E lui rispose: un po’. Hai aiutato i tuoi compagni a preparare le lezioni, avevi sempre un pensiero buono per tutti. Grazie per il tempo trascorso insieme». Il ricordo degli amici: «Poche settimane fa ridevamo insieme, oggi ci lasci increduli, senza parole. Non dimenticheremo il tuo caratterino testardo, la profondità dei tuoi occhi, la tua gentilezza».
La salma di Matteo Serra riposerà nel cimitero dei Colli.
La security è stata affidata ai volontari della Protezione civile Modavi-Infinity guidati da Mauro Dell’Orletta con il vice Alessandro Tieri e Giancarlo Di Sante e alla vigilanza degli uomini della polizia municipale guidati da Danilo Palestini.
A palla, durante tutta la funzione funebre, il pezzo di Gazzelle “Tutte cose” e le parole di Eros Ramazzottti “Non doveva finire così». No, non doveva finire così. «Ciao, Matteo, ci vedremo lo stesso anche se lontani» l’addio dei tantissimi amici.