Arbore: viva le canzoni italiane!

27 Luglio 2016

L’artista si racconta prima dei concerti ad Atessa e Sulmona: l’Abruzzo è casa mia

di Giuliano Di Tanna

«L’Abruzzo è il mio background. Da foggiano, le mie prime scoperte le ho fatte in Abruzzo. Da Francavilla, dove ci trovavamo in villeggiatura, durante la guerra, sfollammo prima a Lanciano e poi a Chieti. E, dopo la guerra, per me il mare era sempre quello di Roseto, Francavilla, della pineta di Pescara vicina all’Aurum che odorava di liquori».

Per Renzo Arbore, 79 anni, il ritorno in Abruzzo è sempre un viaggio sentimentale nel suo passato. Sarà così anche quest’estate quando, con la sua Orchestra Italiana, vi terrà due concerti: il 31 luglio ad Atessa e il 9 agosto a Sulmona. Ma, più che del passato, è del presente e del futuro (suo e dell’Italia) che Arbore parla in questa intervista al . Centro.

Arbore, ma non si stanca mai di portare in giro per concerti i classici della canzone napoletana e italiana?

No, perché penso che sia una cosa importantissima. E mi rammarico che le istituzioni non ci abbiano mai dato un premio. E sì perché noi portiamo in giro per il mondo un’immagine d’autore dell’Italia, con melodie e liriche che sono il nuovo melodramma.

Perché piacciono ancora quelle canzoni?

Perché sono le più belle melodie del mondo. Cito solo “’O sole mio” che è la canzone più famosa al mondo, più di “Summertime”, più di quelle dei Beatles. Le melodie e i testi di quellle canzoni andrebbero studiati a scuola.

Che cosa ascolta lei, quando non lavora?

Ascolto molto jazz e molta musica popolare. A me piacciono assai le canzoni, quelle popolari, che non sono né folk né pop. Le vado a cercare anche su Internet: canzoni popolari messicane, cubane, portoricane.

E qual è, per lei, la più bella canzone italiana?

E’ difficile dirlo.

Ci provi: dica la prima che le viene.

Direi “E se domani”; ma pure “Ho capito che ti amo” di Luigi Tenco: oppure una di quelle di Dalla.

Che cosa le piace guardare in televisione?

Oggi vado cercando soprattutto nei canali come Discovery su Sky.

E l’intrattenimento?

L’intrattenimento in tv è morto o, quanto meno, molto sofferente. Non ci sono più invenzioni, tranne che in programmi come Italia’s Got Talent. Ma ormai non c’è più una tv artistica e di intrattenimento, la mia televisione jazz, insomma. C’è la televisione pop di Crozza, bravissimo, ma non c’è più quella improvvisata che facevo io con Frassica, Benigni.

Ha qualche progetto di programma per tornare in tv?

Ho il Renzoarborechannel.tv che si può guardare 24 ore su 24. Lì propongo cose di ieri e di oggi, anche non mie; cose che raccomando come, per esempio, Louis Armstrong che canta con Danny Kaye o Aldo Fabrizi che fa “Lulù non sei più tu”.

Passando al cinema, le piace Checco Zalone, pugliese come lei?

Mi piace molto: è un talento. E’ un pianista autodidatta molto bravo ed è uno che dato veramente uno scossone al mondo dell’umorismo. Ha anche metabolizzato l’umorismo pugliese, quello che ci portiamo dietro noi pugliesi che ci sentiamo un po’ provinciali ma che, al tempo stesso, vogliamo uscire dal nostro provincialismo perché siamo convinti di non essere secondi a nessuno.

Se dovesse indicare un paio di giovani talenti italiani?

Lillo e Greg ed Elio e le Storie Tese.

Il futuro come le appare?

Io sono evoluzionista, che è una forma un po’ diversa di progressista. Adesso stiamo pagando lo scotto degli anni passati. Ma penso che quello scotto verrà sanato con il tempo. E’ un momento difficilissimo: ci sono i migranti che vanno sicuramente accolti. E poi c’è il fenomeno terribile del terrorismo religioso. Ma sono convinto che ne usciremo e che lo sconfiggeremo così come sconfiggemmo il terrorismo politico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA