Arma elettrica alle forze dell’ordine «Subito a tutti». «Qui non servono»

Si apre lo scontro tra favorevoli e contrari all’utilizzo dello strumento in dotazione alle pattuglie D’Incecco (Lega): «Aiuta a gestire chi oppone resistenza». Di Iacovo (Pd): «C’è bisogno di agenti»
PESCARA. La formazione è cominciata. Anche polizia, carabinieri e baschi verdi della guardia di finanza di Pescara avranno in dotazione il taser. È una pistola ad impulsi elettrici finalizzata a «ridurre i rischi per l’incolumità del personale impegnato nelle attività di prevenzione e controllo del territorio», come ha detto il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese meno di un mese fa annunciando l’ingresso del dispositivo tra quelli in dotazione delle forze di polizia, a marzo solo in alcune città e da maggio in tutto il paese. Ma questa novità, annunciata nei giorni scorsi dal sindacato di polizia Sap, guidato in provincia Giampaolo Guerrieri, non è stata accolta positivamente da tutte le forze politiche.
«È uno strumento utile nello svolgimento delle funzioni delle forze di polizia», dice Vincenzo D’Incecco, consigliere regionale e comunale della Lega. Per D’Incecco la pistola ad impulsi elettrici «non è uno strumento di prevenzione nei confronti di chi commette delitti, nel senso che non previene il crimine ma consente alle forze dell’ordine di essere più operative. Aiuta, cioè, a svolgere la propria funzione, a fare il proprio mestiere, senza incorrere in scene di delirio. Quelle scene in cui le forze dell’ordine vengono perfino derise. E penso a tutte le situazioni che abbiamo già visto, con persone scalmanate che si fa fatica a fermare, magari perché hanno fatto uso di sostanze. Situazioni in cui anche l’intervento di più agenti risulta insufficiente per bloccare l’autore delle intemperanze. È uno strumento che consente di rendere innocua la persona che si ha di fronte, da usare di fronte a un soggetto ingestibile o che fa resistenza». Questo dispositivo «mette meno a rischio le forze di polizia e consente di creare meno situazioni di panico» e il pensiero va a un episodio avvenuto in corso Umberto, quando la polizia municipale ha faticato parecchio a bloccare un giovane che non voleva indossare la mascherina. «Prima si attiva e meglio è», prosegue il consigliere, e «mi auguro che si vada in questa direzione anche per le polizie locali di tutto il paese e per la polizia penitenziaria».
Di tutt’altro avviso il consigliere comunale del Pd Giovanni Di Iacovo. «Non credo», commenta, «che la sicurezza di una città come Pescara passi attraverso armamenti più avanzati. A Pescara c’è un problema di sicurezza», dice Di Iacovo dai banchi della minoranza. Ma la risposta a questo problema, che va innanzitutto messo a fuoco, non sono le armi tecnologiche». La questione va incentrata su altro, e cioè sull’organico delle forze di polizia, dice. «Va aumentato il numero degli agenti e vanno aumentati i posti della polizia nei punti più pericolosi, con degli uffici distaccati. Il taser è l’ultima delle risposte che darei a Pescara. Io punterei più sulle telecamere».
La reazione di Di Iacovo nasce anche dagli episodi che si sono verificati lontano dall’Italia. «Pescara non è New York, e ricollego quest’arma a fatti luttuosi che mi fanno pensare alla inopportunità di usarla qui».
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