Armi trovate ai Colli: Misso incastrato dal Dna

A un anno dal ritrovamento del furgone carico di fucili, individuato il capobanda E’ già in carcere per altri colpi messi a segno a Spoltore, Villanova e in Lombardia
PESCARA. Le armi, o meglio l’arsenale, erano state ritrovate un anno fa ai Colli, su un furgone abbandonato a due passi dall’ufficio postale di via di Sotto. Due kalashnikov con altrettanti caricatori inseriti con 30 colpi l’uno, un fucile a pompa e quattro cartucce calibro 12, una pistola glock con 15 cartucce, due giubbini antiproiettile, due passamontagna, un paio di guanti da cantiere, un paio di pantaloni acetati, due fascette da idraulico, una tanica con cinque litri di benzina e una miccia artigianale: c’era tutto l’occorrente per un imminente assalto al portavalori secondo i carabinieri della compagnia provinciale di Pescara che un anno fa, coordinati dal colonnello Paolo Piccinelli e diretti dal capitano Claudio Scarponi avviarono le indagini dopo quell’inquietante ritrovamento in pieno centro abitato, nel cortile di un condominio.
Ma se dalle analisi tecniche della Sezione investigazioni scientifiche (Sis) di Bari il rilevamento delle impronte era stato parziale, ha dato invece buoni risultati quello relativo al Dna. Tre i profili evidenziati dagli specialisti del Sis e di questi uno sarebbe perfettamente corrispondente al profilo genetico di Giovanni Misso, 60 anni, da febbraio in carcere a Busto Arsizio, in Brianza, in quanto ritenuto a capo di una pericolosa batteria di rapinatori (dodici) che avrebbe messo a segno 14 colpi tra le province di Monza, Como, Milano e perfino in Svizzera, sparando per tre volte. Un professionista del crimine, secondo gli investigatori che da Pescara gli stavano dando la caccia da ottobre con il comandante della compagnia di Pescara Scarponi e la squadra Mobileche in quel periodo arrestarono quattro componenti del gruppo abruzzese che Misso avrebbe diretto in due assalti nel 2013: uno, ai danni di un distributore di carburanti a Villa Raspa di Spoltore; l'altro, a un furgone portavalori vicino al centro commerciale Mall di Villanova con l’utilizzo di un fucile e la pistola sottratta alla guardia giurata. Altri due colpi, come hanno ricordato ieri in conferenza il capitano Scarponi e comandante del Nucleo operativo, il tenente Antonio Di Dalmazi, saltarono grazie all’intervento delle forze dell’ordine. E cioè la rapina a un furgone portavalori sull’autostrada, in Abruzzo, e un’altra a Cecina, città di residenza di Misso, di origini genovesi. E ieri mattina, dunque, proprio grazie a quel profilo Dna rinvenuto dagli specialisti del Sis sulle armi ritrovate l’anno scorso ai Colli, a Misso è stata notificata in carcere a Busto Arsizio l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Pescara Michela Di Fine, su richiesta del pm Andrea Papalia, per i reati di concorso in detenzione illecita di armi da guerra con matricola abrasa con relativo munizionamento e ricettazione. Ma all’appello mancano altri due profili dei tre rilevati dal Sis di Bari e su questo vanno avanti le indagini dei carabinieri, per capire a chi appartengono e, indirettamente, dunque, chi erano i presunti complici che avrebbero dovuto partecipare, stando a tutto il materiale ritrovato, del tutto simile a quello utilizzato negli assalti già imputati a MIsso, all’imminente assalto di un anno fa ai Colli. Mandato a monte, chissà, da qualche presenza imprevista.
(s.d.l.)
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