«Arresto cardiaco improvviso» così è morto il paziente in ospedale
L’autopsia disposta dalla procura alleggerisce la posizione dei cinque medici e infermieri indagati Furno è deceduto durante un esame in Gastreoenterologia, neppure il defibrillatore è servito
PESCARA. «Morte cardiaca improvvisa su base gravemente degenerativa». Questa la causa della morte di Sandro Furno, 66 anni, il grossista di pneumatici deceduto il 9 aprile scorso in ospedale durante un esame diagnostico.
Lo ha stabilito il medico legale, Cristian D'Ovidio, al termine dell'autopsia disposta dalla procura della Repubblica di Pescara a cui è stata sottoposta la vittima: esame al quale ha preso parte anche il consulente Ildo Polidoro, nominato da uno dei medici raggiunti da avviso di garanzia per concorso in omicidio colposo.
I dettagli dell'esame autoptico si conosceranno in seguito, quando il perito consegnerà la relazione al magistrato Luca Sciarretta che conduce l'inchiesta, nella quale sono indagati tre medici e due infermiere del Santo Spirito di Pescara. Una morte improvvisa, dunque, che potrebbe finire per sollevare gli indagati da qualsiasi responsabilità. Un arresto cardiaco dovuto probabilmente a una malattia arteriosclerotica che non si era palesata in alcun modo al paziente (non presenta sintomi specifici) e che non sarebbe emersa neppure se la vittima fosse stata sottoposta a una eco o a un altro esame diagnostico. Una morte che avrebbe potuto raggiungere improvvisamente Furno anche a casa.
L'autopsia avrebbe comunque permesso di escludere una qualsiasi correlazione della morte con l'esame diagnostico di rettoscopia che uno dei medici indagati stava portando avanti in un ambulatorio del reparto di gastroenterologia dell'ospedale al momento del decesso. Così come sarebbe da escludere qualsiasi correlazione con la patologia che, circa un anno fa, aveva costretto Furno a sottoporsi a un delicato intervento chirurgico, al quale seguì un preciso protocollo medico.
I cinque avvisi di garanzia firmati dal pm Luca Sciarretta erano e restano un atto dovuto nei confronti di tutti quelli che, medici e infermieri, in quella circostanza sono entrati in contatto con il paziente deceduto.
Ci sarebbe stato peraltro un immediato intervento di una cardiologa e di un anestesista (anche loro indagati insieme alle due infermiere) e per rianimare Furno sarebbe stato usato anche il defibrillatore che però non si è attivato: l'autodiagnosi che compare su questo importante strumento salvavita, segnava la dicitura "non defibrillabile", in quanto il paziente non era una situazione nella quale lo strumento entra in funzione. E dunque si sarebbe trattato di una morte cardiaca improvvisa e fulminante, non attribuibile, stando almeno a questo primo risultato dell'autopsia, a nessuna delle figure mediche e infermieristiche finite sotto inchiesta. Adesso bisognerà attendere il deposito, da parte del medico legale D'Ovidio, della relazione finale che dovrà essere esaminata dal magistrato che dovrà prendere una decisione per quanto riguarda gli indagati.
Al di là del medico che stava effettuando la rettoscopia, e delle infermiere presenti, la cardiologa e l'anestesista sarebbero giunti sul posto quando ormai Furno era già morto.
La famiglia, che ha presentato l'esposto in procura attraverso il proprio legale di fiducia, l'avvocato Canio Salese, dovrà ora decidere se richiedere oppure no, come annunciato, l'allargamento anche a questo caso dell'ispezione in corso a Pescara da parte degli esperti del ministero della Salute spediti in città dalla ministra Giulia Grillo per accertare le cause della morte di Veronica Costantini, avvenuta sempre in ospedale, tre giorni prima della scomparsa di Furno.
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