Arriva l’acceleratore per curare i tumori

24 Maggio 2017

Il nuovo macchinario scaricato all’ospedale dopo quattro anni di attesa, via al montaggio

PESCARA. È arrivata su un camion verde, ieri mattina, una buona notizia per l’ospedale di Pescara. È stato scaricato il nuovo acceleratore lineare per la cura dei tumori. Una svolta importante per il reparto di Radioterapia visto che il nuovo apparecchio era atteso da 4 anni e, attualmente, è in servizio un solo macchinario. L’acquisto era rimasto bloccato nelle maglie della burocrazia e, con l’arrivo del direttore generale Asl Armando Mancini, la procedura è stata sbloccata.
Ieri, il macchinario è arrivato nel piazzale dell’ospedale ma non entrerà in funzione subito: solo per scaricarlo è stata necessaria una gru, poi, dovrà essere assemblato e collaudato. A breve la Asl darà i tempi per l’entrata in funzione. Ma non si potrà attendere troppo: l’unico acceleratore lineare per la radioterapia oncologica in funzione ha più di 14 anni, dunque vecchio (la “vita” media di questi strumenti in piena efficienza è di 10 anni). L’acceleratore si rompe spessissimo (anche perché lavora 13 ore al giorno), con immaginabili disagi, rischi e spese per i pazienti che non possono interrompere la terapia, con l’azienda fabbricatrice che non garantisce più neanche i pezzi di ricambio, ormai fuori produzione. Finora, quando l’acceleratore in attività si è rotto i pazienti sono stati dirottati nelle unità di radioterapia oncologica di Teramo, Chieti e L’Aquila.
A riportare l’attenzione sulla problematica dell’acceleratore fermato dalla burocrazia era stato il consigliere regionale del M5S Domenico Pettinari che in un’interrogazione aveva detto: «La radioterapia è l’unico settore che ricomprende tutte le diverse specialità oncologiche, con implicazioni in tutte le unità operative coinvolte nel settore», e dunque «potenzialmente la quasi totalità dei pazienti possono essere sottoposti a cura radioterapica con intento esclusivo radicale, da sola o in combinazione con trattamenti chemioterapici prima o dopo la chirurgia e con intenti palliativi».