Arrivare al matrimonio in castità «Riflettiamo sulle frasi del Papa»

19 Giugno 2022

Il presidente del tribunale Ecclesiastico: «Il due per cento delle giovani coppie decide in questo modo» La psicologa: «Scelta personale: amare con gradualità può aiutare, ma è difficile soffocare la fisicità» 

PESCARA. Papa Francesco alle coppie: niente sesso prima delle nozze. Castità sì o no: infiamma il dibattito il documento del Vaticano che traccia le nuove linee per la preparazione al matrimonio. In un mondo dominato dai liberi costumi, dalla pornografia dilagante, il messaggio del Pontefice può apparire anacronistico ai più, ma c'è ancora chi ha il coraggio di resistere ai richiami della passione prima di dire “sì, lo voglio”.
«Secondo i sacerdoti della pastorale che ho modo di ascoltare spesso, il 2% delle giovani coppie vive la castità prenuziale per scelta e con molta determinazione», analizza don Maurizio Buzzelli, presidente del Tribunale Ecclesiastico diocesano Pescara-Penne, «io guardo a queste unioni con ammirazione, anche se non giudico chi fa scelte diverse. Quando vengono da noi, le coppie dichiarano liberamente il loro pensiero. La castità, per loro, non è un sacrificio ma rende il Sacramento ancora più importante anche se umanamente il richiamo della carne è potente». La castità «non è un fondamento per la nullità matrimoniale», spiega don Buzzelli, «se la scelta, soprattutto quella di non avere figli, avviene dopo l’unione ufficiale vuol dire che qualcosa è accaduto alla coppia. Sono uomini e donne (3%) che decidono di dedicarsi alla professione, alla carriera e non si sentono maturi per una gravidanza».
Perché il Papa ha scelto questo contesto storico per lanciare l’appello all’astensione di ogni attività sessuale prima del matrimonio? «Ogni tempo è buono», chiude il vicario ecclesiastico, «Bergoglio ha voluto ridare voce, valore e una elevazione spirituale al matrimonio. E ciò va a vantaggio della società civile che vive l’amore senza steccati».
Don Cristiano Marcucci, parroco della chiesa della Visitazione di Zanni, presidente del consultorio familiare della diocesi e consulente coniugale, incontra ogni anno centinaia di coppie. «La castità è un insegnamento profondissimo», sostiene con forza, «non solo del cristianesimo, ma di tante altre tradizioni religiose. Vuol dire dare il giusto valore alla relazione e alla relazione corporea». E focalizza tre passaggi chiave che spiegano l’altra faccia della medaglia: «È non assolutizzare l’altro e non chiedere al corpo di essere la totalità della relazione, perché mai potrà soddisfare il mio cuore. Perché io ho anche altre dimensioni. Castità è custodire, è saper incanalare le proprie energie d’amore nel modo giusto, nel modo che possano essere equilibrate e durevoli. Castità è avere un cuore aperto a Dio, cogliere nella dimensione relazionale e corporea, aperto all’infinito, questo vuol dire lasciare uno spazio vergine che mi permetta di aprirmi ad altro. Altrimenti il corpo è svenduto, anche se in buona fede. La castità chiede di tornare alla fonte dell’amore. Non è appannaggio di preti e consacrati, ma di tutti». Messaggi che vengano trasmessi alle coppie, «attraverso le catechesi, i gruppi, corsi prematrimoniali, gli incontri con gli adolescenti: fuori dal moralismo proviamo ad annunciare la verità dell’amore che è fatto di corpo, emozioni, testa e anima».
Arrivare al matrimonio senza fare sesso, si può. È l’esperienza vissuta da un giovane pescarese, Mariano Pomante, 29 anni, infermiere al reparto di Neonatologia in ospedale, padre di due gemelline di un mese e un maschietto di un anno. Con la moglie Martina, parrucchiera, vive il cammino catecumenale nella parrocchia di Sant'Antonio in viale Sabucchi. «Parlare di castità a un giovane, oggi, è inimmaginable. Per me è stato possibile sperimentare la castità prenuziale perché con mia moglie condivido gli stessi valori. Non nego, però, che il percorso del fidanzamento abbia comportato momenti di crisi e cadute, di risate in faccia dei conoscenti. Ma la castità, che può essere vissuta anche da chi convive, secondo gli ultimi dettami, è anche rispetto nei confronti dell’altro. Penso, ad esempio alla malattia di un coniuge che impedisce ogni attività sessuale. Però credo che in un rapporto non debba essere preponderante la sessualità che nel tempo si trasforma, mentre gli altri valori, stima, rispetto, amore, rimangono». In un tempo in cui «dissolutezze, pornografia ed ipersessualizzazione sono dilaganti», chiude Pomante, «credo che il Papa abbia voluto riportare in alto i valori dell'amore, perché non puoi accogliere l’altro se non riesci a dominare te stesso».
È una «scelta personale, ma i rapporti non si possono basare solo sul sesso. Amare con gradualità può aiutare la conoscenza che è anche tenerezza, dolcezza e coccole» è la disamina della psicologa clinica Silvia Soccio, «quando si parla di castità nel fidanzamento, bisogna tener conto di una grande verità: è praticamente impossibile restare impassibili di fronte all’attrazione fisica che si prova per l’altro, e soffocare la fisicità non sarebbe nemmeno sano (e non è richiesto dalla Chiesa) perché l’amore tra un uomo e una donna cresce anche attraverso gesti di tenerezza, concretezza, passione». La psicologa pescarese svela che "secondo una ricerca americana, le coppie che aspettano il matrimonio prima di fare sesso sono più stabili e soddisfatte di quelle che si concedono prima di mettere la fede al dito. Chi pratica l'astinenza prima del fatidico “si” è soddisfatto per il 20% in più e anche la comunicazione tra moglie e marito sembra trarre benefici dalla castità».