Assaltavano le aziende, quattro arresti

25 Giugno 2019

I carabinieri scoprono i responsabili di una serie di furti in varie ditte della Val Pescara e in una discoteca all’Aquila

PESCARA. È cominciato tutto da un’auto, una Multipla. Su quel veicolo, controllato dai carabinieri dopo un incidente, c’era del rame rubato. Da lì, attraverso indagini meticolose che sono passate per l’analisi del Gps di quella e altre auto e una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali, i carabinieri sono risaliti a una banda di ladri e ricettatori ai quali viene contestata, a vario titolo, l’associazione per delinquere.
E ieri hanno eseguito gli arresti: tre persone sono finite in carcere, e sono Marco De Marchi, 59 anni, di Popoli, Guglielmo Covitti, 66 anni di Torre de’ Passeri, e Giuseppe D’Alfonso (detto Codino), 56 anni, di Popoli, mentre è ai domiciliari Francesco Marzano, 28 anni, di Popoli, che è stato intercettato in provincia di Bari. Nei confronti di altri due indagati, G.F. e D.F., il giudice per le indagini preliminari Antonella Di Carlo (il pm è Andrea Papalia) ha disposto l’obbligo di firma e per un settimo, V.G.L., l’obbligo di dimora.
Sempre ieri mattina, un controllo a una ditta di stoccaggio di materiali ferrosi di Montesilvano ha portato al sequestro preventivo dell’impresa, dove finiva la refurtiva da smistare e riciclare. A indagare sulla banda appena smantellata, composta da gente del posto che prendeva di mira imprese della zona, sono stati i carabinieri della compagnia di Popoli, coordinati dal capitano Giovanni Savini, con gli uomini del Nucleo operativo e radiomobile, diretti dal capitano Tonino Marinucci, che hanno ricostruito i ruoli di ognuno e anche il modus operandi della banda.
Gli indagati, per gli investigatori, noleggiavano un’auto a Montesilvano per effettuare dei sopralluoghi (affidati a due gruppi diversi) dopodiché mettevano a segno i furti evitando di passare dagli ingressi principali delle attività “visitate”, perché potevano essere dotate di sistema di allarme, e preferivano gli accessi posteriori. Una volta rubato ciò che gli interessava, trasferivano la refurtiva a casa di uno degli indagati per poi spostare tutto in un secondo momento nell’azienda di Montesilvano usando un paio di veicoli, in modo da garantirsi un «provento minimo» nell’eventualità di subire un controllo, sempre stando alla ricostruzione dei carabinieri. Ed è accaduto che l’obiettivo venisse colpito più volte, approfittando della chiusura dei locali da assaltare, con dei trasbordi di refurtiva limitati, per non dare troppo nell’occhio. Colpi “multipli”, quindi, e proprio per questo è stato scelto il nome “Multipla” all’operazione dell’Arma di ieri, che ha visto il coinvolgimento anche del personale di Pescara, Montesilvano e Gioia del Colle, del nucleo Cinofili e del Nucleo operativo ecologico.
Nel mirino di questo gruppo sono finite la Edilcema di Popoli, la ditta Euroedil di Tocco da Casauria, che ha subito sei furti (tre sono avvenuti in tre giorni consecutivi ad aprile 2018, e altri tre tra aprile e maggio dell’anno scorso), la Prima srl di Popoli e la discoteca Bliss dell’Aquila, che ha subito due assalti. E in questi dieci colpi sono stati portati via materiale in rame e per l’edilizia, superalcolici a attrezzature per l’illuminazione per un valore totale di centomila euro. Una parte del bottino è stata recuperata: i carabinieri hanno ritrovato, infatti, un’auto usata dal gruppo e un quintale di materiale in rame rubato a una ditta.
Dopo il primo controllo i furti si sono fermati, stando alla ricostruzione dei carabinieri. E gli indagati si guardavano bene dal parlare al telefono, ma non è bastato perché le indagini - iniziate a maggio 2018 - sono andate avanti per molti mesi grazie allo studio dei percorsi delle auto (attraverso il Gps) e dall’ascolto delle conversazioni, dopo aver individuato le utenze da tenere sotto controllo.
Oltre ad esprimere soddisfazione per l’operazione, perché «è raro identificare chi colpisce le imprese», il comandante provinciale dei carabinieri, Marco Riscaldati, chiede a tutti di «prestare attenzione». Perché chi commette furti nelle aziende in genere fa dei sopralluoghi, dentro e fuori, e verifica l’esistenza del sistema di allarme, facendolo scattare di proposito. «Bisogna sapere cogliere questo lavoro di osservazione», dice Riscaldati invitando i cittadini a «rivolgersi al 112 in caso di sospetti». Così come è importante segnalare ai carabinieri «il riconoscimento di uno degli indagati per altri episodi, visto che la testimonianza di una vittima è stata fondamentale, durante le indagini».