Assalto sull’A14 con i kalashnikov Via agli esami su auto e proiettili

10 Luglio 2023

I veicoli usati dalla banda per raggiungere l’autostrada e per la prima parte della fuga sono rubati Si cercano tracce del gruppo che per circa 15 minuti ha seminato il terrore sparando trenta colpi

PESCARA. Tre auto rubate, usate per tentare l’assalto al portavalori e subito dopo abbandonate e bruciate. Si concentra anche sulle carcasse dei veicoli dei rapinatori il lavoro degli investigatori della squadra mobile di Pescara, diretti da Gianluca Di Frischia, che stanno cercando di dare un volto e un nome agli autori del colpo di venerdì mattina lungo la A14: 10-15 minuti di puro terrore non solo per le due guardie giurate finite nel mirino della banda ma anche per i conducenti di un camion e di un’auto che sono stati costretti improvvisamente a fermare la corsa per bloccare il blindato dell’istituto di vigilanza Aquila di Ortona, prima che arrivasse in quel punto. E poi i colpi di kalashnivok a raffica, tra 20 e 30, per costringere il portavalori a rallentare e fermarsi e le due guardie giurate a scendere immediatamente, per mettere le mani sul bottino, tra i 270 e i 290 mila euro. Ma gli addetti dell’istituto di vigilanza Aquila hanno resistito il più a lungo possibile, nonostante i rapinatori abbiamo realizzato un buco nello sportello - con una mola - e inserito un estintore nell’abitacolo, scaricando all’interno il contenuto per intossicare le guardie giurate. Quando non ne potevano più di respirare quella sostanza, i due hanno abbandonato il furgone e sono stati costretti a terra dai malviventi che gli hanno rubato le pistole.
Si erano organizzati al meglio, i 7 componenti della banda, presumibilmente pugliese, che hanno agito con il volto coperto e i guanti, evitando accuratamente di lasciare tracce in quel punto della A14, nel territorio di Spoltore, non distante da Pescara e quindi facilmente raggiungibile dalle forze dell’ordine. Ma i malviventi hanno dovuto fare i conti con la determinazione delle guardie giurate e l’intervento rapido della polizia, nonostante il tappeto di chiodi sistemato sulla carreggiata opposta dalla banda per imporre uno stop alle pattuglie.
L’arrivo della Volante e della polizia stradale ha costretto il gruppo ad abbandonare l’impresa prima ancora di raggiungere il bottino. La banda armata si è allontanata rapidamente, per poi disfarsi delle tre auto usate per gli spostamenti, rubate qualche tempo fa. Le hanno lasciate in autostrada, in due punti diversi dopo la galleria di Cappelle, a poche centinaia di metri di distanza. E prima di sparire dalla circolazione hanno appiccato il fuoco: di quelle tre auto sono rimaste solo le carcasse. Ora su quei mezzi, su ciò che la banda ha lasciato all’interno dei veicoli prima di appiccare il fuoco e anche su tutto il materiale repertato dalla polizia scientifica - ad esempio sul fronte balistico - prende il via un lavoro di approfondimento e di analisi. Un’attività complessa, finalizzata ad arrivare alla banda che ha mancato per poco l’obiettivo. Il gruppo conosceva bene il percorso del blindato, presumibilmente grazie al supporto fondamentale di uno o più basisti, e la strada da seguire per far perdere le tracce, proprio vicino alla A14, fuggendo da lì su un altro o altri mezzi “puliti”, con il supporto di altri complici. Uno schema simile era stato già utilizzato in passato, ai danni dello stesso istituto di vigilanza, preso di mira nel 2012, sempre sulla A14, fra i caselli di Vasto Nord e Vasto Sud, quando furono rubati 600 mila euro. Dopo un anno e mezzo si chiuse il cerchio delle indagini, con nove arresti, per la maggior parte di Cerignolesi, oltre ai due presunti basisti della zona. Era una banda pugliese anche quella entrata in azione ad aprile del 2016, sempre ai danni dell’istituto vigilanza Aquila, ma in quel caso l’assalto fallì, sulla A14, all’altezza di San Giovanni Teatino, e la banda si dileguò sparando alla polizia.