Ateneo, studenti-prof per gli ucraini

5 Luglio 2022

Sono 34 i ragazzi della “d’Annunzio” inviati a insegnare italiano ai bimbi ospiti delle scuole

PESCARA. Sono saliti in cattedra come docenti, pur essendo ancora degli studenti. E hanno insegnato italiano ai bambini e ragazzi ucraini inseriti in 10 istituti scolastici della provincia di Pescara ma anche nelle province di Teramo e Chieti. I protagonisti di questa esperienza sono 34 studenti dell’università “d’Annunzio” che si è attivata, attraverso il dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne - Scuola di studi umanistici, per rispondere alle esigenze linguistiche e di mediazione culturale dei bambini e ragazzi che hanno raggiunto l’Abruzzo dall’Ucraina e che nei mesi scorsi hanno frequentato qui le scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado, cominciando una nuova vita senza conoscere l’italiano e segnati dai traumi della guerra.
L’iniziativa, promossa dal dipartimento diretto da Carlo Martinez, in collaborazione con Mariapia D’Angelo, titolare della cattedra di Didattica dell’italiano, e Maria Chiara Ferro, titolare della cattedra di Lingua e Traduzione russa, si è concretizzata in un programma di tirocinio formativo per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri, per la mediazione linguistico-culturale e la traduzione in italiano di documenti scritti in ucraino e russo. Gli interventi nelle scuole, che hanno preso il via su segnalazione della referente ai servizi di supporto al tutorato didattico, Lorena Savini, e in sinergia con l’Ufficio scolastico regionale, vengono ora commentati da due tirocinanti. «Sono grata alle mie insegnanti per avermi offerto l’opportunità», dice Giulia D’Ignazio. «Mi sono trovata per la prima volta a gestire una “classe”, formata da 4 bambine ucraine, dagli 11 ai 14 anni, a fare lezione frontale di italiano e a mediare dal russo all’italiano e viceversa. Inizialmente non facevano altro che mostrarmi foto e video delle loro città e dell’Ucraina per farmi notare quanto fosse bella prima della guerra» e in quei momenti «sarebbe stata necessaria la figura di una psicologa. C’è stato qualche problema organizzativo, poi, quando il ministero ha comunicato che gli studenti ucraini avrebbero dovuto essere valutati in alcune materie ma erano stati poco in classe, avendo dovuto seguire le lezioni di italiano. Per me, comunque, è stata un’esperienza di vita. E credo che il tirocinio dovrebbe essere obbligatorio, nella facoltà di Lingue, per consentirci di metterci in gioco, andare oltre la paura». «È stato bellissimo», dice Chiara La Rovere, «i bambini si sono dimostrati volenterosi, hanno superato le prove in italiano. Io ho iniziato ad imparare ad insegnare italiano come lingua straniera, ed è ciò che vorrei fare dopa la laurea». Concluso l’anno scolastico, ad alcuni tirocinanti è arrivata la richiesta dei genitori degli allievi di affiancarli anche in estate.