Attentati a Parigi: il rientro degli abruzzesi dopo la notte di morte e di paura

14 Novembre 2015

Dopo l'iniziale difficoltà per le frontiere chiuse, stanno tornando a casa gli abruzzesi che ieri si trovavano nella capitale francese. Il racconto di Ennio Nannicelli, sulmonese a Parigi dal 1978: "Mia figlia è tornata a casa scortata dalla polizia, mia moglie è rientrata questa mattina. Abbiamo vissuto la stessa esperienza di quando ci fu l'assalto a Charlie Hebdo"

Sono tanti gli abruzzesi che vivono a Parigi o che ieri si trovavano nella capitale di Francia per turismo o per lavoro. Dal ministero degli Esteri non giungono notizie di italiani morti, mentre due o tre sarebbero gli italiani rimasti feriti, tutti coinvolti nell’attentato alla sala concerti Bataclan. La notte del 13 novembre è costata fino ad ora 128 vittime e circa 200 feriti, tra cui 99 gravissimi.

Molti di loro hanno messo i piedi a terra, in Italia, alle 11 di questa mattina dopo circa due ore di viaggio in aereo con cui hanno lasciato la Francia. Il fotografo aquilano Roberto Grillo e la figlia Alessia sono riusciti a partire "senza problemi", affidando a Facebook, come tanti altri abruzzesi a Parigi e in Francia, il messaggio correlato da selfie in cui hanno informato parenti e amici che stavano bene. "Mia figlia studia a Parigi, il nostro volo era comunque programmato da tempo per questa mattina alle 9,10 ed è partito soltanto con 10 minuti di ritardo. All'aeroporto una situazione apparentemente normale,  qualche controllo più del solito e un solo gate aperto invece di tre per concentrare i controlli ai passeggeri e ai bagagli". Percorribili anche le strade che conducono all'aeroporto dal luogo in cui si trovavano, a sette chilometri di distanza rispetto a quelli della strage. "Abbiamo preso un taxi perché la linea della metro che avrebbe dovuto portare all'aeroporto era chiusa", ha spiegato Grillo, "le strade erano normalissime. Certo, siamo stati fortunati", ha commentato finalmente da casa sua all'Aquila. La figlia Alessia e il fidanzato ferrarese, intanto, hanno già deciso che torneranno in Francia "con tutte le cautele, perché la vita non si può fermare". Grillo aveva deciso di unire alla visita familiare anche la partecipazione al Paris Photo, la più grande fiera di fotografia al mondo, come anche il giovane fotografo aquilano Giammaria De Gasperis, a Parigi con la compagna Agnese Porto, anche lei dell'Aquila.

Per loro qualche preoccupazione in più, visto che la loro casa parigina, come ha scritto Giammaria sul suo profilo Facebook, è proprio di fronte al locale notturno Bataclan: quello della carneficina, la trappola mortale in cui gli assalitori ieri sera e stanotte hanno letteralmente giusitiziato, uno a uno, 100 ostaggi. "La nostra casa a Parigi è di fronte al ristorante dove sono state uccise cinque persone e a pochi passi dal Bataclan e dagli altri ristoranti della carneficina. Ve lo dico da qui, Salvini, Libero e tutta la feccia che siete: fate più paura voi di quello che c'è qui. Il terrore, l'intolleranza e l'odio che insinuate nelle persone sono il mandante di quelle mani armate. Che siate maledetti". Queste le dure parole del giovane fotografo affidate a Facebook alle 11,40 circa, che da Parigi ha seguito le reazioni di politici e stampa italiani. Ieri notte aveva tranquillizzato scrivendo: "Io, Agnese Porto e Giammaria De Gasperis stiamo bene, siamo riusciti a farci dare una stanza in un hotel perché casa nostra è vicino al Bataclan e non possiamo raggiungerla. Vi aggiorniamo appena possibile". La stessa Agnese ieri sera ha lasciato un messaggio rassicurante: "Ora siamo in un albergo fino a domani mattina (oggi). Poi dobbiamo lasciare. Speriamo di poter rientrare a prendere le nostre cose e capire il da farsi e preghiamo che finiscano gli scontri..." e poco prima l'appello a non chiamare al cellulare "per non fare scaricare le batterie". Difficile mantenere le comunicazioni in modo costante con i ragazzi, non avendo con sè evidentemente il modo di ricaricare i cellulari. E sulle loro bacheche tanti commenti degli amici e dei familiari preoccupati che esortano i giovani a stare attenti e a cercare il modo di tornare il più presto possibile in Italia. A Parigi anche l'aquilana Margherita Bruno, che su Facebook ieri sera ha rassicurato: "We are in Paris and all safe (Siamo a Parigi e al sicuro)".  "La quiete dopo la tempesta" è l'immagine che l'aquilana Margherita ha  avuto affacciandosi oggi dal balcone di casa sua in Rue de Lyon, in prossimità de la Gare de Lyon. La giovane, contattata via Facebook, ha fatto sapere di essere riuscita a raggiungere la casa di alcuni amici. "Alloggiano non lontano da me", ha raccontato, "per strada si comincia a vedere un po' di gente e la voglia di rimpossessarsi della città. Alcuni bar sono chiusi, mentre in altri c'è persino gente seduta a chiacchierare". Resta tuttavia l'atmosfera di emergenza e terrore. Margherita ha spiegato anche che tornerà a Dublino, dove vive da due anni, domani pomeriggio: "Ho preferito mantenere i miei programmi di viaggio invariati e non affrettarmi in aeroporto", ha detto. Intanto poche ore ancora separano la coppia aquilana, il fotografo Giammaria De Gasperis e Agnese Porto, a Parigi per il grande evento fotografico "Paris photo", dal rientro in Italia. "Siamo appena partiti col il treno Tgv verso Milano", scrive Agnese sul suo profilo Facebook, "l'ultima mezz'ora è stata ancora di panico perché si parlava di altri spari in zona est e di un terrorista in fuga. È stata un'esperienza allucinante e non abbiamo ancora davvero realizzato cosa è accaduto. Non vedo l'ora che passino queste sette ore che ci dividono da Milano". Poi, domani, finalmente l'arrivo a Roma e, quindi, il ritorno a casa, all'Aquila.

Tra quelli che stamattina sono riusciti a raggiungere l’Italia da Parigi c’è anche Raimondo Ciofani, direttore dei progetti moda di Swarosky,  originario di Trasacco. Quando ieri sera sono cominciati gli attentati e le teste di cuoio hanno invaso la città Ciofani si trovava nel centro di Parigi. E’ salito immediatamente su un taxi e si è diretto all’aeroporto Charles de Gaulle. Dopo una notte passata in aeroporto, alle 7 è cominciato l’imbarco con misure di sicurezza eccezionale. “Sembriamo dei deportati” ha documentato Ciofani fotografando la lunga fila di passeggeri diretta all’imbarco dopo i controlli di polizia. “Misure di sicurezza sempre dopo le stragi, mai prima…”. E quando alle 11 è atterrato a Fiumicino, su facebook  il testimone marsicano ha esternato tutta la sua gioia: “Mai stato più felice di atterrare in Italia!!!”

Arrivato finalmente in Italia anche il giornalista pescarese Giorgio D’Orazio, mentre Francesca Gatti Rodorigo, celanese titolare del Caffè Letterario “Marcovaldo” a Parigi, in rue Charlot a Parigi, ha postato due messaggi in inglese carichi di amarezza: “Abbiamo bisogno di diventare uomini migliori” ha scritto alle 3 di notte e, alle 11.30 di stamane: “Oggi Marcovaldo sarà chiuso, ci vediamo domani alle 11”. Drammatico anche il racconto di Cristine Cortout, parigina con origini di Farindola (Pescara), che pur vivendo a Montparnasse, quindi la zona sud di Parigi, ha vissuto come tutti i parigini l’angoscia del nuovo attacco. “A un certo punto le strade si sono riempite di poliziotti e di teste di cuoio, e le macchine e le persone sono sparite”, racconta  Cristine. “Sono tornata subito a casa e abbiamo acceso la televisione. Non sapevamo quanti attentati erano in corso, per cui abbiamo passato tutta la notte davanti alla televisione per accertarci che oltre allo stadio, al Bataclan e ai ristoranti non ci fossero altri luoghi colpiti dai terroristi. Non sono riuscita a chiudere occhio, e stamattina Parigi sembrava deserta”.

©PHOTOPQR/L'EST REPUBLICAIN ; ATTENTAT - ATTAQUE TERROTISTE - RESTAURANT LE PETIT CAMBODGE. Nancy 13 novembre 2015. Des morts devant le restaurant le "Petit Cambodge" dan sle 10ème arrondissement. CAPTURE D'ECRAN Alexandre MARCHI Paris: shootings and explosions at restaurant, concert hall and Stade de France.

Più di una preoccupazione per Ennio Nannicelli, originario di Sulmona e dal 1978 trasferitosi in Francia. L'uomo vive a Parigi, in place Voltaire, a 300 metri da rue de Charonne e a 500 metri dal Bataclan, con moglie e due figlie. Praticamente all'epicentro del massacro. "Ieri mia figlia minore stava nei paraggi del Bataclan, ma nella Metro, ed è stata scortata dalla polizia fino a casa. Il ragazzo di mia figlia maggiore vive a 20 metri dalla sparatoria avvenuta in rue de Charonne, e si è rifugiato in un bar dove e rimasto bloccato fino a tardi. Mia moglie stava nei dintorni del ristorante "La Petite Cambodge" ed è tornata a casa questa mattina. Posso dire", ha concluso Nannicelli "che è un esperienza già vissuta perché i fatti di Charlie Hebdo sono successi su per giù nello stesso luogo, anche se la dinamica di allora era diversa".