«Attenti a quello che fate con i social»

19 Luglio 2018

I consigli della Polizia postale per evitare di essere presi di mira: «Bisogna blindarsi, essere diffidenti»

PESCARA. Tra gli strumenti preferiti degli stalker ci sono telefonini e social network, che si possono rivelare utilissimi a rovinare la vita alle vittime. Come evitare di essere infastiditi, se non perseguitati o minacciati attraverso la rete? Alcuni suggerimenti arrivano da Gianluca De Donato, della polizia postale e delle comunicazioni, che lancia una specie di slogan, diretto ed efficace. E dice: «il miglior antivirus è il buon senso». Quindi bisogna prestare molta attenzione, essere scrupolosi, perché i social possono trasformarsi in vere e proprie trappole. E lo sa bene chi è stato vittima di stalker se non di adescatori virtuali che puntavano solo a fare soldi.
Uno dei casi di cui si è occupata la Polpost (diretta da Elisabetta Narciso) è quello di un persecutore di Chieti, un disoccupato di 25 anni che ha cercato ripetutamente di “conquistare” una minorenne su Facebook chiedendole di inviare delle foto nuda e sollecitando incontri sessuali. La vittima, che si è confidata con la madre, ha denunciato tutto alla Polpost e il 25enne, artefice di almeno due profili falsi su Facebook, è stato individuato e arrestato. La sua vittima non ha mai ceduto ma c’è anche chi ci sta. E dopo un primo approccio, magari si passa alla webcam e al sesso virtuale. Può accadere che si arrivi al ricatto e che vengano chiesti soldi, pena la diffusione del materiale scottante. «Se si accetta di avviare uno scambio del genere», sottolinea De Donato, «si deve anche accettare il rischio connesso. Perché dietro la persona che si è presentata on line può esserci qualcuno che, ad esempio, scrive da paesi lontani. Un adescatore non si presenta mai come tale, per far colpo sulle ragazzine usa un linguaggio giovanile e magari la foto di un giovane piacente, anche se in realtà ha quarant’anni». Essendoci pericoli di questo genere è bene «non esporsi mai» sui social. Quindi «non vanno inviate foto e dati personali che possono essere usati a scopo di ricatto. È pericolosissimo, ad esempio, far girare foto di nudo che mostrino anche il volto».
Ci vuole sempre «una sana diffidenza», prosegue De Donato, e ci si deve «blindare». Ma come? «Meglio essere gelosi dei propri dati, del proprio profilo e dei propri contatti. Ogni social ha delle impostazioni legati alla privacy, ed è preferibile sfruttarle, scegliendo il livello più elevato». Un suggerimento difficile da seguire, questo, per chi svolge una professione che genera un numero elevato di contatti.
Le amicizie che si scelgono sui social, poi, devono essere «certificate». Gli amici virtuali si selezionano, ricordando sempre che «su internet si rischia di incontrare persone senza scrupoli. E può diventare un problema». Diverso è il caso dello stalker che usa Whatsapp. «Il contatto telefonico può essere bloccato. O si può cambiare il numero di telefono. Ma se hai il persecutore in casa o conosce i tuoi familiari, presto verrà a sapere il nuovo numero. Ed è più complicato liberarsene». Comunque c’è sempre l’arma della denuncia. (f.bu.)