Attenti alle chiamate dei finti addetti Enel
Una decina le denunce arrivate all’associazione Arco da parte di altrettanti utenti truffati
PESCARA. «Pronto? Siamo di Enel energia». I professionisti del raggiro si intendono anche di erogazione di energia elettrica stando alla decina di segnalazioni, soprattuto da parte di anziani, arrivate all’Arco, l’associazione dei consumatori diretta da Franco Venni che annuncia vertenze legali. Secondo quanto riferisce lo stesso Venni, i truffatori, forniti di numeri di cellulari degli ignari cittadini, contattano il malcapitato che sul display vede apparire il prefisso 06 della capitale. «Chi risponde», spiega Venni, «viene subissato di domande trappola del tipo “vorrebbe consumare meno energia?”, “vorrebbe risparmiare?”, se la risposta è sempre positiva, si passa alla fase successiva, quella decisiva: “Ci dà il codice Pod, identificativo personale dell’utente, che trova sulla bolletta per poter effettuare il passaggio da Enel a Enel energia?”. A questo punto chi abbocca, pur non avendo effettuato nessun passaggio ufficiale, si ritrova con la disdetta e con bollette da pagare mai autorizzate». Ma che cosa deve fare il cittadino per difendersi da questi raggiri telefonici? «Innanzitutto», spiega Venni, «non deve mai dire “accetto”. Le aziende serie, col consenso dell’utente, effettuano una registrazione nella quale si fa una domanda precisa: intende passare dal gestore tot al gestore tot? È ovvio che questa pratica può essere usata dai truffatori. Quindi è sempre bene non dire mai “accetto”. Si può dire “mi mandi una proposta scritta” che ovviamente non arriverà mai e da lì si capisce che era un imbroglio. Altra formula per incastrarli “Ora metto giù il telefono e richiamo a questo numero”. Al telefono non risponderà nessuno e la linea risulterà disconnessa». Ma il presidente di Arco consumatori ammonisce anche: «In questo periodo vanno in giro sedicenti associazioni che vendono, a 100 euro, bollini da apporre sul parabrezza per ottenere, dicono loro, un occhio di riguardo in caso di fermo ad un posto di blocco». (c.c.)
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