Attività commerciali senz’acqua E scoppia la rivolta per le bollette

28 Luglio 2021

Le associazioni di categoria: «È uno scandalo, tariffe salate e rubinetti a secco. Imprese allo stremo» E i sindaci sono divisi sui divieti anti spreco. Masci: «Non si possono chiedere sacrifici senza garanzie»

PESCARA. Con l’acqua che si abbassa di livello nei serbatoi in assenza di precipitazioni, il fabbisogno che aumenta con il caldo da bollino rosso e i rubinetti sempre più a secco, alcuni sindaci raccolgono l’appello del presidente dell’Aca, Giovanna Brandelli, e si preparano a firmare le ordinanze antisprechi. Altri no. Alcuni primi cittadini polemizzano: «A che servono le ordinanze se l’azienda acquedottistica non si impegna a ristrutturare le reti colabrodo?». Per altri urge un incontro con Aca per trovare una soluzione ad una emergenza che diventa sempre più gravosa per i cittadini, tra dispersioni causate dalle tubature perennemente rotte e il cattivo utilizzo dell’acqua potabile usata per lavare le macchine o innaffiare giardini e orti.
In mezzo, ci sono le associazioni di categoria, Confcommercio e Confesercenti, sul piede di guerra: «Privatizzare il servizio» è la soluzione proposta da Riccardo Padovano che grida anche allo «scandalo delle tariffe» e Gianni Taucci, alla guida di «imprese allo stremo» tra emergenza sanitaria, elettrica ed idrica.
Ed ecco le proposte avanzate dai sindaci di Pescara, Montesilvano, Città Sant’Angelo, Spoltore, Francavilla, per risolvere l’emergenza idrica che con il passare dei giorni, in assenza di piogge che rialzino i flussi delle sorgenti, sta mettendo a dura prova i nervi di cittadini e aziende costretti all’approvvigionamento quotidiano con bacinelle e autoclavi. «Non emetterò ordinanze», annuncia il sindaco di Pescara, Carlo Masci, autore, nei giorni scorsi, di una dura lettera all’Aca, «ho chiesto un incontro per recuperare la funzionalità delle reti, perché questa situazione non è più sopportabile. Non accollo responsabilità a questo governo per un problema che arriva da lontano, ma non si possono chiedere sacrifici continui ai cittadini se non si hanno certezze su tempi e modi». «Prontissimo a firmare l’ordinanza ma l’Aca si impegni a investire fondi per ristrutturare le reti», tuona il sindaco di Città Sant’Angelo, Matteo Perazzetti, «io non ho certo personale per controllare 62 chilometri quadrati di territorio e andare casa per casa a vedere se i contadini irrigano i campi con l’acqua potabile o lavano la macchina in giardino. Impossibile. Confido nella sensibilità dei cittadini, altrimenti rischiano multe, che comunque mi chiamano in continuazione per denunciare le rotture. Pagheremo sempre più le conseguenze dei cambiamenti climatici e delle bombe d’acqua. Intanto io contatto l’Aca, su segnalazione dei cittadini, e mi rispondono che vanno a riparare. Tempo un giorno e si ricomincia daccapo». Chiede un incontro con l’Aca, il sindaco di Francavilla, Antonio Luciani: «Mi aspettavo una convocazione, mi disturba il fatto che si arrivi a dichiarare lo stato di emergenza solo a luglio come se solo ora ci si accorge che l’emergenza è grave. Posso firmare l’ordinanza anche oggi, ma a che serve se oggi si sostituisce un pezzetto di tubo ammalorato e dopodomani esplode quello vicino, senza guardare al problema globalmente? Costano di più queste riparazioni saltuarie che rifare interamente le linee e investire sui serbatoi. La Regione si ponga il problema, io desalinizzerei anche il mare pur di avere l’acqua che di questo passo rischia di mancare in tutta la città e non solo nei quartieri». Ottavio De Martinis, sindaco di Montesilvano, ha la situazione sotto controllo: «Non ricevo lamentele da una settimana e l’Aca ci ha spiegato già tutte le ragioni della crisi idrica causate dall’assenza di precipitazioni e di acqua nelle sorgenti». Non firmerà ordinanze così come il sindaco di Spoltore, Luciano Di Lorito: «I nostri concittadini sono responsabili, non ci sono sprechi da sanare. L’emergenza è investire sulle reti colabrodo». Propone «una mappatura di tutte le linee» Gianni Taucci, Confesercenti, «e una attenta verifica delle condutture che non funzionano: l’acqua non arriva ai rubinetti perché si disperde, autobotti, autoclavi e ordinanze non risolvono il problema delle imprese che sono una polveriera tra i danni provocati dal Covid, dalla corrente elettrica alternata e ora dell’acqua». «Arrabbiato» dice di essere Riccardo Padovano, Confcommercio, «per lo scandalo delle tariffe a carico dei balneatori che pagano 3 euro a metro cubo e ricevono bollette fino a 15mila euro contro gli 80 centesimi pagati dagli agriturismo. Con questo caldo la gente fa 4 docce al giorno e l’acqua serve anche per fare il ghiaccio. Mi arrivano lamentele anche da campeggi, rosticcerie e bar, nessuno riesce tutte le notti a ricaricare 10mila litri nelle autoclavi. Bollette salate contro l’assenza di acqua e il 40% delle reti in pessime condizioni. La soluzione è privatizzare il servizio. Questo è l’ultimo appello: o l’Aca ci convoca o si va in tribunale».