Aumentano i poveri In fila alla Caritas anche i pescaresi

Disperati e famiglie senza lavoro: richieste di aiuto in crescita Paesano: «Bollette e affitti, tanti non arrivano a fine mese»
PESCARA. C’è la senzatetto che se ne va in giro per piazza Salotto portandosi dietro un coniglio e un cagnolino; c’è il clochard che riposa sulle panchine del terminal bus della stazione ignaro del viavai dei viaggiatori; chi ha stabilito una dimora improvvisata sotto il tunnel dell’ex mercatino etnico, avvolto nel degrado; oppure chi sceglie di dormire in spiaggia e poi lavarsi al mare. Sfumature di povertà. Secondo l’Osservatorio delle povertà della Caritas sono una ventina, attualmente, i senzafissa dimora che vagano lungo le strade assolate di Pescara, fino alla vicina Montesilvano, aiutati delle varie associazioni del territorio, Caritas, On The Road, Croce Rossa che provvedono a ogni loro esigenza, dal cibo a una parola di conforto, con il monitoraggio degli assessorati all’Antidegrado e all’Ascolto del disagio sociale, guidati da Adelchi Sulpizio e Nicoletta Di Nisio, della Asl, della polizia municipale e del gruppo Giona.
POVERI SGOMBERATI Sono persone di tutte le età, italiani e stranieri, più uomini che donne, stanziali o di passaggio, come i romeni sgomberati nei giorni scorsi dall’accampamento che avevano creato lungo il tracciato ferroviario, a due passi dal centro: con i panni stesi sugli alberi e le bottiglie di birra infilate nei pertugi degli asfalti, avevano creato un dormitorio all’aperto.
L’AIUTO DEL COMUNE «Si spostano continuamente da una zona all’altra della città», spiega l’assessore Di Nisio, «d’estate dormono in spiaggia e vanno a lavarsi al mare, oppure bivaccano con gli animali appresso. Purtroppo, tra loro ci sono anche casi psichiatrici delicati per i quali chiediamo aiuto alla Asl. Vorremmo che la gente capisse che il lavoro degli amministratori è rallentato dalle difficoltà legate al fatto che le leggi non ci consentono di intervenire, in maniera coatta, per togliere queste persone dalla strada. Noi, i volontari delle associazioni, possiamo solo avvicinarci a loro, sostenerli nel bisogno e cercare di allontanarli rispettando il loro modo di vivere». «C’è sempre uno zoccolo duro che resiste in strada che noi aiutiamo attraverso l’approccio relazionale e l’assistenza ai servizi», afferma Giannicola D’Angelo, responsabile dell’Osservatorio delle povertà e risorse della Caritas (guidata da Corrado De Domicis), «da fine giugno ad oggi sono una ventina le persone monitorate e aiutate dalle unità di strada» dell’associazione On The Road.
IN FILA ALLA CARITAS E sono sempre più pescaresi, che hanno perso il lavoro o che vivono un momento di difficoltà, i frequentatori della mensa di San Francesco, diretta da Renato Paesano, che ha appena pubblicato un libello per celebrare il 35° anno di vita della mensa da lui fondata il 13 aprile 1987 con fra’ Bonaventura Febbo e Giorgio Di Lembo. «All’epoca, inizialmente, distribuivamo panini e bevande calde alla stazione», ricorda Paesano, «poi abbiamo aperto questa struttura dove italiani e stranieri si sedevano a mangiare a tavola, prima della pandemia. Erano un centinaio in fila, qui fuori. Oggi, con tanti redditi di cittadinanza in giro, sono meno di una cinquantina a ritirare i pasti» consegnati dai volontari sul marciapiede antistante (nel rispetto delle norme anti Covid) e cucinati da Paolo Chiacchiaretta. Nella busta c’è un contenitore con la pasta, un pezzo di carne, pane, frutta e, quando possibile, un dolcetto. «Ci sono tante donne che prendono il pasto e lo consumano a casa con i figli», rivela Paesano, «la povertà è cambiata: un tempo erano soprattutto stranieri, bosniaci, marocchini, albanesi, africani, oggi, oltre ai profughi ucraini, i poveri sono più i pescaresi, di tutte le età ma pochi giovani, che hanno perso il lavoro, che arrivano a fatica a fine mese con le bollette o che non riescono a pagare gli affitti».

