Baker Hughes, è rottura Sciopero il 20 dicembre

Cepagatti, l’astensione dal lavoro indetta a livello nazionale: si cerca di salvaguardare l’occupazione in Abruzzo e nelle altre fabbriche italiane
CEPAGATTI. Sciopero di otto ore il 20 dicembre alla Baker Hughes, colosso mondiale nel settore Oil & Gas, che nella filiale di Cepagatti ha avviato la procedura per il licenziamento di 7 lavoratori. L'astensione dal lavoro è stata indetta a livello nazionale a sostegno della vertenza portata avanti al Mise dalle segreterie nazionali e territoriali di Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil, per salvaguardare i livelli occupazionali nella sede abruzzese e nelle altre sedi italiane.
I sindacati hanno decretato la rottura delle relazioni sindacali con l'azienda dopo l'incontro, avvenuto lunedì, per affrontare i problemi sul tavolo, compresa la nuova procedura di licenziamento avviata dall'azienda l'11 novembre per 7 dipendenti. Già l'estate scorsa, nella filiale di Cepagatti, dopo aveva fatto ricorso alla cassa integrazione per crisi per 12 mesi, la Baker Hughes aveva deciso di attuare un piano di licenziamenti. Su 178 dipendenti, ne sono rimasti in servizio circa 110. All'incontro di lunedì è stato discusso il protocollo di relazioni industriali, proposto dalle segreterie sindacali e sottoscritto con la società, per fronteggiare la grave crisi che ha colpito il settore petrolifero dal 2009. Negli ultimi mesi però, secondo Cgil-Cisl-Uil, il management dell'azienda ha disatteso tutti gli impegni assunti, fino ad annunciare la chiusura della controllata Western Atlas, di Ravenna e il licenziamento di tutti i 46 dipendenti, nonostante vi sia ancora disponibilità di cassa integrazione.
«Anche per Cepagatti il management è irremovibile e intende proseguire con il licenziamento di 7 persone, procedura per la quale è stato firmato un verbale di mancato accordo, rinviando il confronto nelle sedi ministeriali», si legge in una nota congiunta dei sindacati. « Le segreterie nazionali hanno comunicato la rottura delle relazioni sindacali. Le stesse seguiranno assiduamente il percorso istituzionale per impedire alla multinazionale che si è presa gioco di tutti, istituzioni comprese, di continuare a sfruttare risorse e territori proprio adesso che timidi segnali positivi, derivanti dal mercato internazionale di settore, fanno intravedere un'inversione di tendenza che fa ben sperare. La stessa acquisizione da parte di General Electric del gruppo Baker Hughes ne è prova. La notizia inizialmente aveva fatto ben sperare i lavoratori di Ravenna, Pescara, Viggiano e Milano, ma l'operazione su scala mondiale prevede tempi tecnici medio lunghi. Si rischia», chiude la nota, «di arrivare all'operazione senza più le professionalità fidelizzate in azienda, mettendo a rischio la capacità operativa».
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