Bambini intossicati nelle mense Il Comune: «La Cir paghi i danni»

20 Aprile 2022

La società che si aggiudicò la gestione con un appalto da 17 milioni chiamata in causa al processo La decisione del giudice sull’eventuale rinvio a giudizio degli 8 imputati è stata rinviata al 3 giugno

PESCARA. Si conoscerà il 3 giugno la decisione del gup, Fabrizio Cingolani, sull’eventuale rinvio a giudizio degli otto presunti responsabili dello scandalo delle mense al Comune di Pescara: della mega intossicazione da Campylobacter (contenuto nelle caciotte consumate durante i pasti) che nel 2018 colpì oltre 200 bambini, di cui 110 finirono in ospedale. Una vicenda che vede coinvolti quattro rappresentanti della Cir Food, la società che si aggiudicò la gestione delle mense pescaresi grazie a un appalto da 17 milioni di euro; i due titolari del caseificio Savini di Vicoli e i due del caseificio Leone di Sulmona.
Ieri c’è stata la costituzione della Cir quale responsabile civile, chiamata in causa dall’unica parte civile rimasta che è il Comune di Pescara, dopo l’uscita di tutte le parti offese. Le famiglie dei bambini intossicati hanno infatti rimesso la querela dopo il risarcimento ricevuto dalla Cir, facendo venire meno, così, anche il reato di lesioni personali. Ieri non è stato possibile aprire la discussione per una eccezione presentata dai legali dei Leone che lamentano una violazione del diritto di difesa nei confronti dei due titolari del caseificio che, durante le indagini, non poterono presenziare ad alcune importanti attività investigative, perché non avevano ricevuto nessun avviso di garanzia che gli venne notificato soltanto a settembre dello stesso anno. «Attività», hanno spiegato i legali, «che vennero “spacciate” come attività amministrative, mentre in realtà erano vere e proprie attività d'indagine, e quindi la procura avrebbe dovuto dare ai Leone la possibilità di nominare un proprio legale. Tutti gli atti», hanno concluso, «sono stati eseguiti in palese violazione delle norme e non possono ormai più essere sanati con un eventuale dibattimento, perché atti irripetibili». Opposta la tesi del pm Anna Benigni che, in sintesi, ha sostenuto che a quell’epoca non si conosceva ancora l’esistenza del caseificio Leone. Soltanto in seguito le indagini dei Nas, diretti dal comandante Domenico Candelli, permisero di ricostruire tutti gli aspetti della vicenda. In quella fase delle indagini, invece, l’esigenza principale era di capire cosa fosse successo. E quindi il gup Cingolani si è riservato di decidere su quella eccezione alla prossima udienza del 3 giugno quando verrà aperta la discussione.
Imputati sono Marcello Capuzzi, procuratore speciale della Cir che firmò i contratti di appalto; Massimo Merenda, il direttore acquisti; Anna Flisi, la responsabile dei sistemi di certificazione; Fabrizio Gazzo, il super controllore degli alimenti. Poi ci sono Christian Savini e sua madre Maria Luisa Di Nicola, del caseificio che aveva formalizzato le forniture di formaggi alle mense e quindi alla Cir; Angelo ed Eleonora Leone, che non figuravano quali fornitori nel capitolato di gara, ma che comunque rifornirono Savini di alcune partite di caciotte. Capuzzi, Merenda, Savini e Di Nicola, sono accusati di frode nelle pubbliche forniture; Gazzo, Flisi e i due Leone di commercio di alimenti nocivi; Savini e Di Nicola anche di «aver detenuto per vendere e per utilizzare, nella preparazione di prodotti caseari a base di latte crudo, latte di massa, contaminato da Campylobacter e pertanto nocivo».
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