Banda della Magliana e Casalesi, ecco tutti i casi di infiltrazione

9 Maggio 2018

Il colonnello dei carabinieri, Servedio, lancia l’allarme: «Una regione da colonizzare per la criminalità»

L’AQUILA. «L’Abruzzo è una terra ambita dalla criminalità organizzata, come hanno dimostrato i casi nella ricostruzione post terremoto, gli assalti ai portavalori e la gestione di servizi e affari». Il colonnello Antonio Servedio, comandante provinciale dei carabinieri, non ha dubbi. Così come non ha dubbi nell’affermare che la lotta ai tentativi di infiltrazioni malavitose nella regione verde d’Europa non conoscono sosta. Tentativi che si ripetono da anni. Dai Casamonica al clan Fasciani, passando per banda della Magliana ai Casalesi, fino al clan Marchese di Messina: sono solo alcuni dei nomi che hanno avuto in questi anni legami con il territorio. Tanto che parole come camorra, mafia e ‘ndrangheta legate all’Abruzzo non stupiscono più.
E non è un caso che la Direzione investigativa antimafia nella relazione in Parlamento parli di «un’organica spartizione della regione verde d’Europa» da parte di associazioni di criminalità organizzata. Si parla addirittura, con riferimento all’operazione “Isola felice” nel Chietino, di un accordo tra ‘ndragheta e mafia per un maggiore controllo del territorio.
Il comandante Servedio, parlando «degli illeciti interessi della criminalità», ha sottolineato come l’Abruzzo sia considerata «una terra da colonizzare», aggiungendo però che, come in questo caso, «è stato dato un segnale forte da parte dei tutori dell’ordine».
I casi negli ultimi anni sono innumerevoli, come la presenza del gruppo Ferrazzo di Mesoraca, con il capo ‘ndrina che aveva dato vita a un’organizzazione composta in parte dai suoi uomini calabresi e in parte dal clan Marchese di Messina per il controllo dello spaccio nella zona del Vastese. Ma le ombre della malavita si sono allungate in Abruzzo negli ultimi anni anche per il controllo del mercato ortofrutticolo. Basti pensare al fenomeno del caporalato nel Fucino, con braccianti stranieri sottopagati, oppure al controllo dei prezzi degli ortaggi gonfiati da un collaudato meccanismo. Tutto ciò, secondo il pentito Gianluca Costa, avrebbe dato vita a un accordo tra Corleonesi e Casalesi, con viaggi di migliaia di chilometri da Avezzano alla Sicilia e poi verso il gigantesco mercato di Fondi, quindi nel Lazio e a Francoforte, in Germania. Un percorso in cui l’insalata passerebbe da 40 centesimi nel Fucino a 1,50 euro sul mercato nazionale ed estero. Quando si parla di malavita è poi impossibile non pensare agli innumerevoli tentativi, alcuni dei quali riusciti, di infiltrazioni nell’ambito della ricostruzione all’Aquila dopo il terremoto del 2009. E non solo droga, commercio ed edilizia. Infatti, il timore che la criminalità organizzata stia cercando di mettere le grinfie sui fondi per il rimboschimento è sempre più forte. E gli incendi accesi nella passata stagione estiva in diverse zone dell’Abruzzo interno ne sarebbero una riprova.
Non è un mistero inoltre la presenza in passato di componenti della banda della Magliana nella zona della Marsica occidentale, oppure quella della famiglia Fasciani, guidata da don Carmine, abruzzese di Capistrello, pluricitato in tutte le relazioni antimafia, da quelle della Dia a quelle redatte in Parlamento, o ancora di clan campani nella zona della Valle Subequana. Senza dimentica i sequestri di beni nelle zone sciistiche dell’Abruzzo. «L’allarme resta alto», avverte il colonnello Servedio, «soprattutto vista la contiguità dei territori di Campania, Puglia e Roma. Ma qui la legge viene rispettata e fatta rispettare. E i controlli sono ficcanti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA