Basta mascherine all’aperto Ma in tanti non si fidano

«Ormai è un’abitudine, so che posso abbassarla, eppure è istintivo tenerla» E c’è chi ammette: «È una finta libertà, ma è bello poter tornare a respirare»
PESCARA. Via le mascherine all’aperto, che da ieri non sono più obbligatorie. Una liberazione? Per tanti, no.
Pur restando lontano dagli assembramenti, pur se vaccinati con la terza dose, o se si cammina in solitaria, la mascherina resta un accessorio da portare sempre appresso e da non dimenticare a casa, come le chiavi e il cellulare. E tra le voci della lista della spesa quotidiana. Questo ha detto chi, ieri mattina, passeggiava in centro in una calda giornata di febbraio.
Lorella Polisini, di Montesilvano, percorre piazza Martiri Pennesi. È da sola e indossa una mascherina chirurgica: «Lo so che potrei toglierla, ma sono appena uscita dal Covid e ho paura che non sia finita. Non mi sento tranquilla accanto agli altri, seppur all’aperto, e non credo che riavremo la libertà di un tempo. Ormai dipendiamo da Ffp2 e chirurgiche, è un fattore psicologico».
Va a passo svelto Sylvie, di origini francesi, lungo le vie che costeggiano il parco di piazza Santa Caterina. Ha la mascherina aggrovigliata sotto il mento, ma la rialza velocemente quando si avvicina qualcuno: «È un atteggiamento fobico», annota, «rientro persino in casa con la mascherina addosso. Ormai è un’abitudine, l’ho abbassata un attimo per respirare, so che posso toglierla all’aperto, ma poi è istintivo risalirla. Non credo che riaprire le discoteche, con le folle, sia un buon deterrente ai contagi, ma comprendo che i locali devono lavorare». Più in là, l’imprenditrice Daniela Capecchi aggancia la bici al cancello del parco e si sgancia la mascherina dal volto: «Ora respiro, ma non credo ce ne libereremo più, neppure passata la pandemia. Psicologicamente ci vorrà del tempo. E pensare che prendevamo in giro i cinesi che la indossano per ripararsi dallo smog».
«La mascherina è entrata nel paniere della spesa quotidiana», fa notare Chiara Monopoli, che fa ripetizioni agli studenti, «ora la indosso perché sono appena uscita da un negozio, ma stamani durante una passeggiata sulla riviera l’ho tolta e ho respirato. Ormai siamo troppo condizionati, portarla è diventata la normalità e dà più sicurezza quando gli altri non seguono le regole. Persino i bambini non escono più di casa senza mascherina e lo ricordano agli adulti. Lo Stato le dovrebbe distribuire gratuitamente perché paghiamo le tasse».
Quattro amici in piazza Muzii, Massimo Cervelli, i fratelli Saverio e Luigi Spiritoso e Sandro Falasca, tra gli 80 e gli 82 anni, ex imprenditori e dipendenti aziendali, si godono il sole e chiacchierano davanti al mercato con le mascherine in mano: «È una finta libertà, ma è bello respirare ed è una liberazione andare a ballare senza mascherina». Un pensionato in bici, Carlo, 78 anni, elettricista, ne fa un uso utile: «Mi ripara dal freddo e le compro online che costano meno». Mentre Giovanna, ex impiegata, scende sotto casa con le pantofole e la mascherina sotto il mento: «Ce l'ho sempre con me, insieme alle chiavi e al telefonino. Non è tempo di abbassare la guardia, alla mascherina non si può rinunciare».

