«Basta scempi sulla riviera No ai palazzi di sei piani»

31 Luglio 2014

Quattro associazioni chiedono al Comune di stoppare l’urbanizzazione selvaggia «Le norme locali non tengono conto dei limiti fissati dal decreto ministeriale»

MONTESILVANO. L’adozione di norme comunali che salvaguardino la città dall’urbanizzazione selvaggia. E’ questo l’appello lanciato alla giunta comunale dalle associazioni Patto per Montesilvano, Prospettiva Futura, Webstrade.it e Italia Nostra, capitanate dal consigliere comunale Gabriele Di Stefano (Pd).

A tale scopo, gli attivisti hanno convocato, ieri mattina a palazzo di città, un incontro per affrontare i casi di sostituzione di edifici a 2 o 3 piani con nuove costruzioni a 6 o 7 piani che stanno stravolgendo il volto delle cosiddette “zone B”. Si tratta di tutte quelle aree già parzialmente edificate e che possono essere completate, come ad esempio il lungomare cittadino (fatta eccezione che per la zona più a nord nota come Pp1).

Secondo gli esponenti delle varie realtà cittadine, infatti, esiste una grande confusione normativa a Montesilvano che consente ai costruttori di edificare palazzi più alti di quanto previsto dalla normativa nazionale. Le norme comunali andrebbero in contrasto con il decreto ministeriale 1444/1968 che, come ricordato dall’ingegnere Mauro De Flavis di Patto per Montesilvano, prevede per le zone B che «l'altezza massima dei nuovi edifici non può superare l'altezza degli edifici preesistenti e circostanti, con l’eccezione di edifici che formino oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate».

A dimostrazione di quanto sostenuto, i promotori dell’iniziativa hanno esaminato un caso particolare, ossia il nuovo edificio in fase di realizzazione sulla riviera all’angolo con via Liguria. Il palazzo di 6 piani (18,5 metri) – la cui costruzione è stata autorizzata dal Comune poiché in linea con le norme urbanistiche montesilvanesi e per questa ragione perfettamente regolare – è stato eretto in sostituzione di un precedente scheletro di calcestruzzo di 3 piani.

«È incredibile», ha commentato De Flaviis, «come le norme comunali non tengano conto dei limiti fissati dal decreto ministeriale». Gennaro Passerini di Prospettiva Futura ha poi evidenziato l’anomalia della riviera montesilvanese rispetto ad esempio alla zona del Pp1, dove il piano regolatore prevede un’altezza massima di 10 metri fino a 100 metri dal lungomare, o al lungomare di Pescara dove entro 50 metri dal ciglio stradale gli edifici non possono superare i 10,80 metri.

«Com’è possibile continuare su questa strada», ha aggiunto Passerini, «dopo l’esperienza sciagurata delle torri di Viale Europa degli anni 60 e 70?». A focalizzare l’attenzione sulla realizzazione della nuova palazzina, di 3.000 metri cubi e 18 appartamenti, su una strada (via Liguria) senza marciapiedi, senza parcheggi pubblici, senza verde e senza piste ciclabili - e quindi contraria alle prescrizioni del Decreto ministeriale del 2001 che prevede marciapiedi larghi almeno 1,50 metri - è stato l’architetto Giuseppe Di Giampietro di Webstrade.it.

Mimmo Valente di Italia Nostra ha posto, invece, l’accento «sul fenomeno tipico del settore costruzioni a Montesilvano riguardante i sottotetti abitabili che non vengono computati nella cubatura totale di progetto», chiedendo dove siano i necessari standard urbanistici (piazze, parcheggi, verde) pari a 456mq (12 mq x 38 nuovi abitanti) relativi alla nuova palazzina. Per tutte queste ragioni i promotori dell’iniziativa, capitanati dal consigliere comunale Di Stefano, che ha ricordato le battaglie promosse contro gli scempi edilizi e salutato con favore l’unione delle associazioni a tutela della città, chiedono alla giunta l’adozione immediata di una norma di salvaguardia per le zone B con l'applicazione stretta delle prescrizioni del decreto 1444/1968.

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