Bastano cento euro per bloccare il fido

Stretta sui prestiti bancari, imprese e famiglie in allarme
PESCARA. Che sono 100 euro di fronte a una crisi mondiale legata alla pandemia? Sono il nulla assoluto che però basta per far tremare insieme banche, imprese e cittadini. Lo spettro che preoccupa anche le imprese e le famiglie abruzzese ha il volto del nuovo regolamento europeo sui crediti deteriorati, quei prestiti cioè erogati dalle banche che rischiano di non essere più restituiti, o di esserlo solo in parte, per via delle difficoltà, più che diffuse di questi tempi, dei debitori.
Le nuove norme prevedono la svalutazione automatica nei bilanci bancari dei crediti in default, definiti tali dopo appena 90 giorni di ritardo di pagamento per un ammontare pari a soli 100 euro per le persone fisiche e 500 euro per le imprese. È questa, in estrema sintesi, la novità introdotta dal nuovo testo, che è entrato in vigore dal primo gennaio 2021, e che si applica a tutte le sofferenze in bilancio. L’impatto che avrà sui conti degli istituti bancari è ancora tutto da verificare ma già da ora ciascuno di noi può dire che certamente sarà la causa di una nuova stretta creditizia. Nel mondo delle imprese l’allarme è già scattato, proprio mentre il bisogno di liquidità, soprattutto nelle aziende più piccole, si fa di giorno in giorno più impellente, anche alla luce di un primo bilancio di quanto accaduto nel 2020 con gli aiuti concessi dallo Stato attraverso i decreti “Cura Italia 1 e 2”, e con l’Abruzzo attestato poco sotto quota 38mila finanziamenti approvati. Una platea abbastanza ampia, come si vede, ma di certo lontana, molto lontana, dal totale delle imprese abruzzesi attive. A far discutere è «una misura pensata in un’epoca completamente diversa, ma che in presenza di una crisi senza precedenti generata dalla pandemia rischia di gettare un gran numero di micro imprese in una condizione di disagio ulteriore». Questa analisi sull’allerta che attraversa il mondo imprenditoriale non fa una piega. A farla è la Cna Abruzzo, che, richiamando un appello lanciato a livello nazionale dalla stessa confederazione artigiana, dall’Abi (l’associazione italiana delle banche) e da molte altre sigle associative, invoca un intervento urgente, da parte delle istituzioni comunitarie, per correggere «le nuove regole relative all’identificazione dei debiti come deteriorati. Il combinato disposto di una norma restrittiva, come quella che limita a 90 giorni il periodo di ritardo di pagamento ammesso, con l’applicazione, da gennaio 2021, di nuove e più restrittive soglie per gli importi scaduti, nonché i nuovi criteri per il trattamento dei crediti ristrutturati, rischiano di determinare la classificazione “a default” di un numero ingentissimo di imprese, comunque sane. Queste imprese perderebbero l’accesso al credito, con quello che ne consegue in termini di prospettive di ripresa».
Insomma, ad di là dei tecnicismi, esistono timori più che fondati che sul capo della piccola imprenditoria possa arrivare una mazzata epocale e finale dopo mesi di sofferenze per gli effetti della pandemia. Così, per la Cna, «diventa indispensabile evitare che, alla classificazione di un credito come deteriorato, consegua in tempi troppo stretti e predeterminati l’imposizione di coperture a carico delle banche fino all’annullamento del valore del credito. Un approccio di questo tipo, che in generale induce le banche a restringere i criteri di concessione del credito, appare particolarmente dannoso perché introduce un incentivo perverso a favore della cessione del credito, al primo segno di deterioramento, al di fuori del circuito del mercato bancario regolamentato, invece di incoraggiare la banca ad accompagnare il cliente in un percorso di ristrutturazione».
E mentre queste nuove regole mandano in fibrillazione la clientela delle banche, quindi aziende e famiglie, è arrivato il momento di fare un bilancio su quanto effettivamente erogato alle imprese abruzzesi attraverso le misure decise dal governo con i provvedimenti di sostegno all’economia per far fronte agli affetti della crisi da Covid 19. Parliamo quindi degli aiuti erogati tramite il Fondo Centrale di Garanzia del ministero dell’Economia con i decreti “Cura Italia 1 e 2”. Ecco i dati forniti dalla Cna: al 29 dicembre scorso, erano in totale 37.931 i finanziamenti autorizzati, per un importo totale di 2.405.592.790,13 euro, con le province di Chieti e Teramo appaiate in cima alla graduatoria delle pratiche approvate (oltre 10mila a testa), seguite da Pescara e dall’Aquila. Graduatoria che si conferma anche in relazione al volume degli importi erogati, con il Teramano però in vetta a quota 745,8 milioni. Sono state invece 27.836 le pratiche approvate per i finanziamenti fino a 30mila euro (erano 25mila nella prima fase), ovvero oltre il 73% del totale. Per questo tipo di richieste, riferite soprattutto al mondo delle micro imprese, sono stati erogati complessivamente poco più di 500 milioni di euro, con la provincia di Chieti in cima alla graduatoria territoriale sia per numero di operazioni (7.786) che per volume complessivo (oltre 142,5 milioni di euro).

