Bellavista, il ritrovo degli artisti nelle campagne di Spoltore

Nel ristorante specializzato in arrosticini, gli avventori suonano intorno a un pianoforte. E tra gli ospiti della locanda ci trovi un Capossela, un Delle Monache, un Cinaski o un Balestrieri (le foto pubblicate nel servizio sono di Mario Sabatini)
SPOLTORE. Si chiama Bellavista, ma il panorama non è un granché. Si ammira un pezzo di campagna abruzzese, ma incombono il cementificio, l'aeroporto di Pescara e l'Adriatico si intravede solo in lontananza. Ma al Bellavista, ristorante specializzato in arrosticini a Spoltore, c'è qualcosa di unico in Abruzzo. Lo si trova intorno a un pianoforte dove suonano gli avventori. E tra gli ospiti della locanda ci trovi un Capossela, un Piero Delle Monache, un Gerardo Balestrieri, un Vincenzo Cinaski. E ancora Federico Sirianni, Vincenzo D'Agaro o Mauro Ottolini. Insomma, musicisti e cantautori affermati, emergenti e indipendenti tra i più importanti d'Italia.

(Capossela - a destra- e Fabio Di Lodovico intorno a un tavolo del Bellavista)
Perché si ritrovino a Spoltore è un mistero. Il cibo è semplice ma genuino: arrosticini, salumi e panzanelle "bagnati" con Montepulciano non millesimato ma sincero e abbondante. L'ambiente è quello di una trattoria curata ma non certo glamour. Forse i musicisti arrivano grazie le amicizie coltivate dal titolare Franco nel corso degli anni. Forse un motivo è che sono di casa artisti abruzzesi come Simone Agostini, Adriano Tarullo, Domenico Imperato, Michele di Toro o Paolo Tocco. Di certo c'è che artisti un po' zingari, un po' star camuffate, si incontrano intorno a quattro tavoli.
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| (Piero Delle Monache) | (Vincenzo Cinaski) | (Federico Sirianni) |
E così culture, esperienze e vite differenti si incrociano e si confrontano. Trovare un tema di discussione è più facile di ciò che sembra. Perché nel melting poot che, per scelta o per caso, si ritrova al Bellavista non possono mancare due persone che, ad esempio, sono state ad Alba (quella in Piemonte, non quella Teramana). Così si parla di tartufi e di vini, si dibatte su chi sia meglio tra la Fassona, la Chianina e la Marchigiana.
Ma oltre al cibo, al vino e alla buona compagnia c'è la musica. Quella non convenzionale, quella che non passa nei soliti circuiti. La discussione si infiamma sulla Tammurriata napoletana, «ancora incontaminata», sulla Taranta pugliese, «bruciata dal fenomeno Puglia», o sulla pizzica abruzzese, «a rischio estinzione se in regione nasce un “famoso” qualsiasi». Discorsi che possono apparire snob, fatti di preconcetti contro la "massa", ma che in realtà sono difesa e rispetto per emozioni a rischio estinzione. E te ne rendi conto quando gli artisti cominciano a suonare. Perché suonano tanto Paolo Conte quanto Renato Carosone. Ever green del passato e pezzi di oggi, anche commerciali.
(Gerardo Balestrieri con Matteo Cancedda alla batteria e Giorgio Boffa al contrabbasso)
Brani che sembrano stonare con le critiche "al sistema che dà sempre meno spazio alle realtà indipendenti". Poi sono gli stessi "artisti critici" a farti capire che "indipendenza" musicale non è acrimonia nei confronti del successo o invidia per i cachet (anche se è scontato dire che più soldi non fanno mai male). Indipendenza è uno stile di vita fatto di piccole e grandi gioie. È vivere la musica così, senza troppi calcoli o strutture, con la naturalezza della spontaneità. Il tutto così, senza un ordine preciso in un atmosfera d’essai.

(Daniele D'Agaro al clarinetto e Mauro Ottolini alla tromba)
Il prossimo evento al Bellavista è programmato per agosto, il 3, con Francesco Cusa & The Assasins. Ma ogni sera è buona per incontrare un musicista, più o meno noto.
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