Biblioteche a mezzo servizio «Servono fondi e personale»

Rifondazione comunista denuncia la riduzione di orari della D’Annunzio La Cgil sollecita alla Regione il potenziamento degli organici e la riorganizzazione
PESCARA. Biblioteche chiuse nel fine settimana, già dal venerdì pomeriggio. E orari ridotti durante la settimana rispetto al 2017. Nonostante Pescara sia una città universitaria «è sempre più arduo trovare un’aula, una sala o una biblioteca aperta per studenti e lettori. Ed è quasi impossibile nel week end». La riflessione porta la firma di Paolo Mantini, coordinatore dei Giovani Comunisti di Pescara, e Corrado Di Sante, segretario provinciale del Partito di Rifondazione comunista, che fanno una ricognizione delle strutture esistenti a Pescara e lanciano il grido di allarme, prendendosela con la Regione, che ora ha competenza in materia. Sulla scia di Rifondazione interviene anche Rosanna Mattoscio, rappresentante Rsu Cgil, che conosce bene la situazione delle ex biblioteche provinciali (passate alla Regione) e delle Agenzie di promozione culturale e chiede di adeguarne il personale.
Mantini e Di Sante accusano la Regione di aver «ulteriormente ridotto» gli orari dell’ex biblioteca provinciale, con un «taglio di 12 ore» complessive spalmate sull’intera settimana. Dal lunedì al giovedì la chiusura è stata anticipata dalle 19.30 alle 18.30 e il venerdì la chiusura è addirittura alle 13.30. E sono confermate, dicono, le chiusure di sabato e domenica. Per Rifondazione è «un vero assurdo per una città universitaria, una vergogna». Ci si aspettava ben altro, aggiungono, dopo le promesse del consigliere regionale Luciano Monticelli sull’efficientamento del Sistema bibliotecario regionale unitario. Ma di più non si può avere, in questo momento, perché sia la “D’Annunzio” (in via del Concilio) sia la “Di Giampaolo” dell’Agenzia per la promozione culturale (sulla Tiburtina), hanno il personale ridotto all’osso: in tutto contano una decina di addetti o poco più e ospitano ognuna un centinaio di persone al giorno. La carenza di addetti è stata avvertita in maniera forte dopo i prepensionamenti del 2016 in Regione.
Rifondazione non ci sta. «Si stanno pagando le conseguenze del cosiddetto “taglio delle Province” e invece di aumentare si riducono tempi e spazi per la cultura e l’istruzione. Chiediamo che vengano stanziate risorse e personale per aprire le sale e le biblioteche sia durante la settimana che nel week end come avviene nelle altre città».
«Si imponeva una riorganizzazione della filiera», commenta Mattoscio ricordando che oltre alle ex biblioteche provinciali la Regione ha competenza anche sulle Agenzie di promozione culturale e «ogni realtà vive una situazione a se stante». «Fino ad oggi», dice, «non si è provveduto a un ripensamento dell’esistente» mentre sarebbe stato necessario perché sono confluite in un unico calderone strutture con storie e funzioni diverse. «Le Agenzie si occupano di servizi al territorio in luoghi disagiati, sono una cosa diversa dalle biblioteche. Queste due esperienze devono convivere, mantenendo le particolarità di ogni struttura. Non si può pensare di far subentrare una all’altra. È chiaro che deve cambiare qualcosa» ma bisogna «mantenere le autonomie», facendo «dialogare» i vari sistemi. Le ex provinciali, che «sono arrivate alla Regione con pochissimo personale, vanno potenziate come biblioteche». Per la rappresentante sindacale, i posti rimasti vuoti in pianta organica vanno «rimpiazzati», visto che il personale si è «eclissato». E le possibili strade da seguire sono diverse. «Va fatta una ricognizione interna alla Regione, con un bando di mobilità volontaria per capire se ci sono dipendenti disposti a spostarsi in biblioteca. O comunque bisogna pensare a un processo di riconversione o formazione del personale della Regione», affinché qualcuno venga assegnato alle biblioteche. «Ci sono dei posti vuoti che possono essere messi a concorso ma, nelle more, ci si può avvalere di personale esterno», con competenze specifiche. «Si può fare tutto, se c’è la volontà politica. Ma intanto vanno destinato dei fondi. E serve una regia».
Un aiuto potrebbe arrivare dal progetto di riforma delle biblioteche a cui stanno lavorando gli ex direttori, come annuncia Enzo Fimiani, che ha guidato la “D’Annunzio” ed è l’attuale coordinatore dell’area biblioteche dell’Università di Chieti- Pescara. «Ci auguriamo un’attenzione sul tema per il rilancio di queste strutture: devono essere un punto di servizi per i cittadini».
Anche l’università potrebbe migliorare sul fronte degli spazi da mettere a disposizione degli studenti. E lo dimostra la petizione intitolata «Apertura di un'aula studio nel week-end a Pescara» che è stata promossa nei mesi scorsi e in pochi giorni ha visto l’adesione di quasi mille persone. La raccolta delle firme era finalizzata a «chiedere l'apertura di aule studio nel week-end all'università o in qualunque altro plesso». Un appello che sarà preso in considerazione da Fimiani. «Esamineremo la possibilità di aprire i nostri spazi il sabato: non posso che essere favorevole ma un progetto del genere deve tenere conto che l’ateneo è chiuso, il sabato». A Chieti un primo passo è stato fatto: da qualche mese la biblioteca medico-scientifica è accessibile anche il penultimo giorno della settimana.
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