Black out al Cup per 4 ore Gli sportelli traslocano

Dopo il taglio di un cavo, le postazioni spostate dentro l’ospedale. Utenti in fila
PESCARA. È stato un inizio di settimana drammatico al Centro unico prenotazioni (Cup) della Asl di Pescara. Un lunedì nero causato da un imprevisto improvviso. Durante i lavori di realizzazione del nuovo pronto soccorso è stato tranciato un cavo della linea elettrica del Cup, rimasto senza luce attorno alle 9. D’un tratto si è spento tutto, dai computer ai telefoni, ed è stato necessario trovare una soluzione d’emergenza, mentre il servizio veniva interrotto. Per superare il disservizio sono state approntate delle postazioni temporanee, sostitutive di quelle del Cup, nei locali dell’Accettazione e dell’Ufficio cartelle cliniche, per cui gli utenti sono stati dirottati in altri spazi e hanno dovuto attendere più del necessario.
Un inconveniente arrivato in un momento già particolarmente difficile per la Asl visto che la settimana scorsa è stato attivato il nuovo software che “muove” il Cup (si chiama Area Wbs Web booking system). La settimana scorsa il rallentamento è stato abnorme, molti utenti hanno rinunciato alla fila e preferito abbandonare l’impresa. Ecco perché sabato e domenica scorsi la Asl ha cercato di correre ai ripari e i tecnici hanno predisposto un aggiornamento del software.
Ieri, quindi, la Asl stessa si attendeva un miglioramento delle performance, perché «il sistema è stato velocizzato rispetto ai giorni scorsi», dice la responsabile del Cup Maria Assunta Ceccagnoli. E invece la giornata è cominciata nel peggiore dei modi perché il Cup è stato avvolto da un black out, attorno alle 9. «Nessuno poteva usare le macchine, erano tutte spente, e i telefoni non funzionavano», spiega Ceccagnoli. È bastato poco per capire che il problema era stato causato dal trancio dei cavi duranti i lavori per il nuovo pronto soccorso e, nel frattempo, è stato necessario pensare ad una soluzione alternativa, da concretizzare in tempi record.
«Abbiamo allestito le postazioni sostitutive spiegando agli utenti il problema che si è verificato e, nel frattempo, si lavorava al superamento del black out. Le linee elettriche sono state ripristinate nella tarda mattinata, alle 13.30» e, con il passare delle ore si è cercato di riportare la situazione sui binari della normalità anche se in questo periodo storico l’andamento delle attività del Cup è tutt’altro che regolare, con attese interminabili.
Ci vorrà del tempo e la speranza è il sistema «entri a regime» in una decina di giorni. Se entro fine mese tutto filerà liscio, Ceccagnoli potrà dirsi «soddisfatta», pur essendo «dispiaciuta» per chi è costretto a fare la fila al Cup. D’altronde i disagi erano previsti ed erano anche stati messi nel conto dalla Asl quando ha annunciato, dieci giorni fa, che stava prendendo il via una rivoluzione tecnologica, con l’avvio di un sistema di prenotazione 2.0. «Sapevamo che ci potevano essere dei rallentamenti e dei disagi. Puntualmente si sono verificati e direi che sta nelle cose. Ma oggi (ieri per chi legge) c’è stata anche l’aggravante del black out», dice sempre Ceccagnoli. «Altrove i disservizi sono stati registrati anche per un mese e mezzo. Qui c’è una task force che sta lavorando sul sistema e che si occupa degli errori a mano a mano che vengono fuori e che vengono segnalati». Con il lavoro del fine settimana scorso il software sembrava «completo», il meccanismo è stato «velocizzato» rispetto ai primi giorni. Ma la strada potrebbe essere ancora un po’ in salita perché ci sono delle «interfacce che stanno creando problemi» e va «consolidato» il tutto. «Posso assicurare che abbiamo cercato di fare il possibile e di rispondere agli imprevisti» come quello di ieri «lavorando anche oltre gli orari prestabiliti. E comunque nei reparti sanno che le prestazioni vanno eseguire, anche se non pagate». Di fronte alla «paralisi del Cup» e alla «folla inferocita» che ieri si sarebbe riversata dal Cup all’ospedale, Armando Foschi, dell’associazione Pescara Mi Piace, denuncia «l’indifferenza» dei vertici della Asl in un momento in cui il «disagio» degli utenti è massimo e porta alcuni di loro «ad alzare i toni perché sono stanchi ed esasperati di fronte al personale che non fornisce risposte sui disservizi».
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