Blitz della Procura: si indaga sui permessi del villaggio di FdI

Scatta il sopralluogo della polizia giudiziaria in spiaggia Anche due liste di Costantini presentano una denuncia
PESCARA. Sono diventati due gli esposti contro il villaggio di Fratelli d’Italia da 2.750 metri quadrati, più container e 12 bagni chimici, sulla spiaggia libera della Nave di Cascella. E ieri gli agenti della polizia giudiziaria della Procura hanno fatto un sopralluogo nelle tensostrutture vista mare che, da domani a domenica, ospiteranno la convention del partito con i big del governo. Sotto esame ci sono l’autorizzazione rilasciata dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, il permesso della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio di Chieti e Pescara e l’autorizzazione demaniale del Comune di Pescara. Al vaglio anche il versamento da 3.225,50 euro eseguito da FdI come «canone minimo demaniale» per l’occupazione dell’arenile di 23 giorni.
La prima denuncia è di Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione comunista, che parla di «un ecomostro in zona vincolata»; a firmare il secondo esposto sono la lista civica Radici in Comune e la lista Alleanza Verdi e Sinistra, entrambe schierate con il candidato sindaco del centrosinistra Carlo Costantini. L’esposto bis, presentato da Simona Barba, è stato affidato alla Capitaneria di Porto: «Si richiede», recita l’esposto, «una vostra azione di controllo e ripristino dei luoghi e della spiaggia al fine dell’utilizzo pubblico come da natura del bene che in questo momento viene occupato impropriamente».
Al centro del caso ci sono le 5 tensostrutture montate sulla spiaggia e autorizzate dal 12 aprile fino al 5 maggio per la conferenza programmatica di FdI, dal 26 al 28 aprile con intervento finale del premier Giorgia Meloni: area principale (60 metri per 30), area dibattiti (20 per 15), area stampa (15 per 25), area vip (15 per 15) e una struttura vetrata per accrediti stampa (15 per 15) e poi 12 bagni chimici, gruppi elettrogeni su 36 metri quadrati, due «magazzini tipo container» da 4 metri per 4 e tre maxi totem, il tutto circondato da transenne. «L’installazione delle opere in argomento non risulta essere pregiudizievole», recita l’autorizzazione firmata dal direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli Cleto Giansante.
Non è così secondo i due esposti: «La spiaggia, bene marittimo demaniale», recita una nota di Radici in Comune e Alleanza Verdi e Sinistra, «è attualmente occupata da una struttura che impedisce sia la visuale del mare per tutto il fronte, sia la fruibilità della spiaggia stessa. Un intervento, come già denunciato, che non poteva essere autorizzato». Secondo l’esposto, «la legge prevede in modo chiaro che possano essere autorizzati eventi solo all’interno dell’ambito della pubblica funzione e fruibilità legati al mare e quindi eventi turistici culturali che abbiano tale valenza. È chiara a tutti la finalità dell’enorme struttura che va a occupare indebitamente uno spazio pubblico, un bene demaniale marittimo, un luogo utilizzato dalla cittadinanza. Non si può dimenticare e non riconoscere il bene comune che rappresenta la spiaggia e la visuale, nemmeno in tempo elettorale. Soprattutto in tempo elettorale. Il bene comune è di tutti e va tutelato nell’interesse di tutti».
Un passaggio dell’esposto dice: «L’utilizzo della struttura è di tipo privatistico, sono utilizzati loghi che contravvengono anche all’apposizione di marchi o altre forme di pubblicità e ai fini di propaganda; occupa l’intero fronte impedendo la fruizione della spiaggia nonché la visuale del mare; è stato autorizzato al di fuori dell’ambito normativo che la legge prevede (autorizzazioni per fini pubblici legati alla natura stessa del mare e alla fruizione turistica-ricreativa)».
L’esposto delle liste in appoggio a Costantini ricalca le contestazioni di Acerbo: «La notizia del sopralluogo della polizia giudiziaria è segno che il mio esposto è stato ritenuto fondato dalla Procura», commenta Acerbo, «sono abbastanza certo che la polizia giudiziaria non potrà che confermare quanto ho riportato. Avrei presentato analogo esposto anche in caso di congressi di altri partiti. Il partito di Giorgia Meloni ha occupato per 20 giorni una spiaggia libera su cui ricadono persino due vincoli – paesaggistico e monumentale – con un ecomostro. Un atto di prepotenza, incultura e mancanza di rispetto dei beni comuni che non può essere accettato. Il fatto che Fratelli d’Italia sia al governo dell’Italia, della Regione e del Comune non li autorizza a occupare la cosa pubblica come se fossimo ai tempi di Mussolini». (p.l.)

