Bloccati in vacanza in Grecia: incubo per 15 ragazzi pescaresi

I giovani, tra cui un minorenne, si trovano da martedì in un albergo di Corfù: sei di loro sono positivi Devono rimanere per due settimane in quarantena. Appello delle famiglie: «Riportateli a casa»
PESCARA. La «vacanza più bella della nostra vita» si è trasformata di colpo «in un incubo» per un gruppo di 15 ragazzi, tra i 17 e i 21 anni, di Montesilvano, Pianella e Pescara, partiti per la Grecia da Ciampino il 7 luglio scorso e rimasti intrappolati, a causa del Covid, in un albergo di Corfù dopo essere stati ospiti di in una casa per villeggianti due giorni senza acqua né cibo.
Sei di loro sono risultati contagiati e portati nel pronto soccorso più vicino, gli altri 9 hanno il tampone negativo. Da martedì sera, tutti, sono alloggiati all’hotel Bintzan Inn di Kerkira, in Grecia, dove sono stati trasferiti dalla locale Protezione civile che ha attivato il protocollo di emergenza dopo la scoperta dei contagi, a seguito dell’allarme lanciato dagli stessi ragazzi che hanno chiesto di fare i tamponi alle autorità sanitarie del luogo. «Abbiamo paura, vogliamo tornare a casa» è il grido di aiuto del gruppetto, studenti e lavoratori, che mai avrebbero immaginato la conclusione così drammatica di giorni di gioia, balli e spensieratezza.
«Vogliamo che tornino a casa almeno i ragazzi che non sono contagiati» si dispera una mamma di Pianella, D.G. che con le altre famiglie si è appellata alle autorità consolari e istituzionali. I genitori, dall’altra parte dell’Adriatico, a casa ma in continuo contatto telefonico o whatsapp con loro, da ieri vivono momenti di ansia, angoscia e paura per la sorte dei loro figli (omettiamo i nomi dei ragazzi su richiesta dei genitori che invocano la privacy) uno dei quali minorenne. Dopo il gruppo studio fuggito da Malta nei giorni scorsi, ora l’odissea di altri giovani pescaresi.
Ieri mattina le famiglie dei giovani «sequestrati» in albergo, hanno mosso mare e monti e in poche ore hanno allertato i sindaci di Pianella e Montesilvano, Sandro Marinelli e Ottavio De Martinis che hanno immediatamente attivato i contatti con l’unità di crisi della Farnesina, ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e il presidente della Regione, Marco Marsilio. Una prima risposta è arrivata poco dopo mezzogiorno dall’Ambasciata d’Italia ad Atene. La Cancelleria consolare, dopo aver ricevuto la mail dei genitori preoccupati, in una missiva (protocollo numero 3114) ha risposto ad un papà di Montesilvano, spiegando che della questione erano già al corrente: «Siamo stati informati del caso anche dal console onorario di Corfù, il quale è in contatto con i ragazzi e si è da subito prodigato per accertarsi delle loro condizioni». Alle 18 di ieri, però, gli stessi ragazzi hanno rivelato di «non essere stati contattati da nessuno». Divisi solo dalle camere («sistemati due per ogni stanza») comunicano tra loro attraverso i balconi e con i cellulari. Hanno bisogno «di cibo e medicinali», che le famiglie stanno facendo arrivare in Grecia attraverso diversi canali, compresi i taxi. Erano partiti dall’aeroporto di Ciampino (Roma) il 7 luglio scorso. Un’allegra comitiva composta da 15 giovani, 13 di Montesilvano, uno di Pianella e uno di Pescara, che avevano programmato la villeggiatura già da marzo. I primi cinque giorni, trascorsi una casa vacanza di Ypsos, sono stati di mare, sole e divertimento. Domenica le prime avvisaglie di giorni da incubo: due di loro accusano febbre e raffreddore. Sul momento pensano che fosse il risultato di giorni vissuti all’aria aperta, scarmigliati e bagnati. Poi, il sospetto e la grande paura.
Lunedì mattina i due si sottopongono a tampone: è Covid. Le autorità sanitarie locali fanno scattare la profilassi per tutti e altri 4 risultano contagiati. Gli altri 9, no. Viene chiesto loro di rimanere confinati in casa per ragioni di sicurezza. Senza poter uscire, rimangono due giorni senza cibo né acqua. E «senza nessuno che ci portasse da mangiare» lamentano. Martedì sera, dopo le 22, la Protezione civile trasferisce il gruppo in hotel a spese dello Stato. Ma a mezzanotte i ragazzi «non riescono a trovare qualcosa da mettere sotto i denti». E trascorrono «un’altra notte a digiuno». Sfiniti dalla stanchezza e dalla fame, vanno a dormire. Ieri mattina, al risveglio, «colazione con caffè e fette biscottate e un piatto di pasta a pranzo». Poi l’attesa e la mazzata: rischiano fino a 14 giorni di quarantena. Vacanza finita.

