Bloccato da 11 mesi in Egitto Scatta la mobilitazione per liberare il pescarese Passeri

11 Luglio 2024

Il 31enne originario della Sierra Leone ha iniziato lo sciopero della fame in carcere I deputati Grimaldi e Magi al ministro Tajani: non vogliamo nuovi casi Salis o Regeni

PESCARA. Due interrogazioni parlamentari e una mozione sono state depositate sul caso di Luigi Giacomo Passeri, il 31enne pescarese arrestato in Egitto il 24 agosto dello scorso anno, perché trovato in possesso di una quantità di marijuana limitata all’uso personale, stando a quanto riferiscono i famigliari.
Detenuto ormai da quasi 11 mesi nel carcere Badr 2 del Cairo, il ragazzo, come ha scritto nelle lettere ai familiari, vive in condizioni piuttosto critiche. Una vicenda su cui solo ora, a distanza di quasi un anno dall’arresto, la politica italiana prova ad accendere i riflettori. I fratelli, fortemente preoccupati per lo stato di salute del giovane, che ora avrebbe iniziato lo sciopero della fame, chiedono di accelerare i tempi del processo e di riportare Luigi in Italia. Non riescono ad avere contatti diretti con lui dal 28 agosto dello scorso anno, quando sono stati informati del suo stato di detenzione.
Delle lettere, seppur di rado, sono state fatte recapitare al fratello che vive a Roma. Messaggi in cui si parla di torture e violenze subite. Dopo un intervento chirurgico di rimozione dell’appendice, il giovane sarebbe stato abbandonato senza le dovute cure mediche. L’avvocato egiziano incaricato dalla famiglia ha già chiesto 30mila dollari di parcella, ma non sarebbe mai andato a trovare l’assistito, inviando solo pochi documenti e verbali scritti in arabo. Documenti da cui emergerebbero, da parte della polizia egiziana, accuse più gravi rispetto alla versione raccontata da Luigi.
Nelle scorse settimane è stata anche avviata una raccolta fondi, su GoFundMe, per sostenere le spese legali. Con la mozione depositata dalla consigliera comunale del Pd Michela Di Stefano, si chiede al sindaco Carlo Masci di attivarsi per portare all’attenzione delle autorità competenti e dell’opinione pubblica internazionale la situazione di Luigi Giacomo Passeri, originario della Sierra Leone e arrivato a Pescara nel 1997.
Nella seduta parlamentare di ieri i deputati Marco Grimaldi (Alleanza Verdi e Sinistra) e Riccardo Magi (Misto - + Europa) hanno ribadito di aver depositato un’interrogazione indirizzata al ministro degli Affari esteri Antonio Tajani per sapere «quali iniziative il governo italiano intenda assumere per garantire ogni forma di assistenza e supporto al ragazzo da parte dell’Ambasciata italiana in Egitto».
Nel corso della stessa seduta è intervenuta sul caso anche la deputata Laura Boldrini.
Dalle ultime lettere che Luigi è riuscito a far recapitare alla famiglia emerge anche la volontà di cominciare lo sciopero della fame, che avrebbe iniziato da ieri.
«Chiediamo che la Farnesina faccia al più presto quello che deve», sostiene il deputato Grimaldi. «Non c’è relazione che tenga, perché non vogliamo nuovi casi Salis o ancora peggio nuovi casi Regeni. Tajani può e deve chiedere come sta il ragazzo. Pretendiamo che l’Ambasciata vada a trovarlo, che l’estradizione sia una delle misure da adottare in tal caso. Luigi Giacomo Passeri ha bisogno di noi, del nostro sostegno e di una giustizia che faccia il suo corso».
«Le lettere di Giacomo sono tragiche», incalza Magi. «Un ragazzo che da quasi un anno è detenuto in Egitto, in condizioni estremamente precarie e non ha consapevolezza di cosa gli stia accadendo, perché non riesce a comprendere cosa avviene nelle udienze. Sappiamo, perché è già avvenuto in altri casi simili (Patrick Zaki per esempio) è che la giustizia egiziana generalmente rinvia le udienze prorogando in questo modo la custodia cautelare di tre o quattro mesi alla volta. Ora è necessario che il ministero degli Esteri faccia urgentemente tutto quello che è in suo potere per accertare le condizioni di Giacomo Passeri e per consentire all'Ambasciata italiana in Egitto di effettuare le visite necessarie in carcere».
In quasi un anno di detenzione, infatti, pare che l’Ambasciata abbia eseguito un solo controllo e i tempi del processo sono piuttosto lenti. All’ultima udienza del 22 maggio mancava l’interprete e non sono stati fatti passi avanti. Il ragazzo è stato arrestato il penultimo giorno di vacanza. Il giorno dopo sarebbe tornato a Londra, dove vive assieme alla sorella.
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