Boccia: «Ok Franceschini ma via i capilista bloccati»

ROMA. Si continua a cercare una mediazione per evitare le scissione e anche per attribuire ad uno dei campi la rottura. Sono le 22 quando Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio,...
ROMA. Si continua a cercare una mediazione per evitare le scissione e anche per attribuire ad uno dei campi la rottura. Sono le 22 quando Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio, lascia per qualche minuto l’assemblea dei parlamentari del Pd dove la tensione è palpabile. All’ordine del giorno la scissione, ma anche la legge elettorale. Dario Franceschini ha riproposto di spostare il premio di maggioranza dalla lista alla coalizione. «Un passo in avanti importante», dice Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio, molto vicino a Michele Emiliano. Ma Boccia ora chiede cancellare anche i capolista bloccati. Uno degli strumenti con cui il segretario del partito potrebbe far fuori tutti gli oppositori interni.
Restare o andare via è una questione di posti?
«Assolutamente no. Apprezzo il tentativo di mediazione che sta facendo Dario Franceschini sulla questione del premio ma ritengo che il Pd dovrebbe finirla di sostenere ipocritamente il Mattarellum visto che nessun altra forza politica è d’accordo per votare almeno al suo interno per cancellare i capolista bloccati. Mancano dieci mesi alla fine della legislatura, c’è il tempo per cambiare la legge elettorale».
Franceschini e Orlando stanno mediando. Ci sono ancora margini per evitare lo strappo. Possibile che si tratti solo di una questione di date del congresso?
«Vedremo. Non è una questione di date ma di sostanza. Noi chiediamo di discutere, di confrontarci sulla linea politica, sulle scelte economiche che dovrà fare il Pd. La stagione dell’uomo solo al comando non mi pare ci abbia portato lontano. Non si può fare un congresso in due mesi per cercare un nuovo plebiscito con le primarie. Bisogna avere il tempo per spiegare a militanti e cittadini il programma dei candidati».
Andrea Orlando ha proposto una conferenza programmatica prima del congresso. Vi basta per restare?
«Sarebbe un segnale di apertura. Certo, oggi mi sembra che ci siano stati passi avanti. Renzi dice il verbo non è andate ma venite. Ma poi al massimo è disposto a concedere primarie a maggio, invece che ad aprile. Un po’ poco. Tra l’altro ormai vedo che c’è sfiducia totale. Un pezzo di partito è già un passo fuori. Vedremo domenica cosa succede. Tocca a Renzi provare a tenere unito il partito».
Possibile sia così importante la data del congresso?
«Non è affatto un dettaglio. La segreteria deve essere contendibile. I candidati devono avere il tempo di girare nei territori per spiegare i programmi. Un giorno, per ogni provincia che sono 180, fanno quattro mesi, si arriva a settembre».
Comunque Renzi è riuscito a compattare le minoranze. Per ora i candidati alla segreteria sono tre. E sabato a Roma, Roberto Speranza e Michele Emiliano parteciperanno alla convention di Enrico Rossi. E’ destinata a durare l’unità della sinistra dem?
«Spero di sì. Ed è fondamentale anche per le sorti del governo. Bersani in direzione ha chiesto al partito l’impegno a garantire la fine della legislatura. Ci sono un mucchio di cose da fare, c’è da correggere degli errori. Dobbiamo intervenire sulla scuola e sugli Enti locali, Preoccuparci della crescita. Anche su questo punto però non sono stati presi impegni. E’ stupefacente».
Domenica andrete all’Assemblea nazionale?
«Sì andremo. Il nostro obiettivo non è andare via, ma cambiare questo partito. E come ha spiegato ieri Emiliano è giusto partecipare all’Assemblea. Noi speriamo fino all’ultimo di evitare strappi definitivi».
Il Pd però sembra in preda ad una crisi di nervi. Per tutta la giornata ci sono state convulse riunioni e assemblea di correnti. Vede scricchioli nella maggioranza che ha sostenuto fin qui Matteo Renzi?
«Ci sono ripensamenti. Il problema però ribadisco non è solo quello del leader ma della politica che proponiamo al Paese. Sui giovani, la crescita, il Mezzogiorno. Che ricette abbiamo? E sull’Europa?»
Questioni abbastanza complicate da risolvere in qualche giorno...
«Infatti, per questo serve un momento di riflessione. Basta con questo mito della corsa frenetica, così si va a sbattere». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

