Bollette triplicate, allarme Cna: ecco le attività a rischio tracollo

Uno studio svela che nel 2022 il costo di luce e gas è lievitato: rappresenta il 40% delle uscite aziendali Soffrono di più panifici, parrucchieri, lavanderie e pastifici. Salce: molti potrebbero non sopravvivere
PESCARA. La preoccupazione è «grandissima» perché gli aumenti delle bollette energetiche cominciano a farsi sentire, sono pesanti, e «se non si fa qualcosa si rischia il tracollo». La Cna di Pescara, che conta tremila associati in tutta la provincia, lancia l’allarme sulla lievitazione delle bollette delle imprese artigiane, «triplicate (nei primi 7-8 mesi) rispetto al 2021». Partendo da alcuni casi esemplificativi valutati dal centro studi a livello nazionale, Salce fa notare le attività che stanno subendo i rincari più consistenti. Al primo posto, facendo un raffronto tra le fatture di quest’anno e quelle dell’anno scorso di elettricità e gas, ci sono i panifici (che subiscono aumenti del 256,8%, il massimo rispetto ad altre attività), seguiti da chi offre servizi alla persona, come gli acconciatori (217%), e poi ci sono gli artigiani che rientrano nel campo della meccanica (produzione di stampi per materie plastiche e leghe metalliche, 177%), le tinto-lavanderie (150% in più), i pastifici (produzione di pasta fresca ripiena, 99%), e l’abbigliamento (concia del cuoio, preparazione e tintura di pelli 79%). Il dato meno impattante, ma che comunque pesa sulle attività, è quello di chi si occupa di legno-arredo (progettazione e realizzazione), con un più 54%, seguito da caseifici (+37%) e carrozzerie (più 23,6%).
«Soffrono le pizzerie, i panificatori, ma anche chi produce beni e manufatti, ad esempio i ceramisti e le falegnamerie, o chi realizza infissi: sono tutte attività che hanno bisogno di energia», fa notare il direttore della Cna facendo emergere anche un altro aspetto. Oltre a dover fronteggiare queste spese, bisogna fare i conti con gli «aumenti derivanti dall’acquisto di materiali».
Parlando di una situazione «da “allarme rosso” che può davvero mettere a rischio l’operatività delle aziende e la loro stessa sopravvivenza», Salce concentra la sua attenzione non solo sulle aziende classificate come “strutturalmente energivore” ma anche su quelle «attività di servizio che presentano un peso energetico particolarmente elevato. In queste realtà, dove nel 2021 la spesa energetica era pari al 20% circa dei costi di produzione, a fine 2022 si metteranno a bilancio costi energetici con un’incidenza superiore al 40% dei costi aziendali complessivi» per cui i conti potrebbero non tornare. «E il 13,6% potrebbe non essere in condizione di proseguire».
In tanti si rivolgono alla Cna per dire che «non ce la fanno più anche perché non hanno la possibilità di ribaltare sui consumatori le maggiori spese da sostenere. E non oso pensare a cosa accadrà nelle città, che vedremo spente» proprio per effetto del caro energia: si prospetta lo spegnimento dei lampioni anticipato e l’accensione posticipata, oltre alla chiusura di uffici e scuole (niente lezione il sabato). Soluzioni? «Se non si fa qualcosa si rischia il tracollo, confidiamo nel nuovo governo, affinché produca rapidamente qualche provvedimento». L’obiettivo, in questa fase, deve essere «la riduzione dei costi per l’energia o il blocco, visto che dal primo ottobre c’è stato un nuovo aumento», annunciato nella misura del 59%, «che si aggiunge a quello di prima». Una delle conseguenze sarà «la riduzione dei consumi, cioè degli acquisti», con tutto ciò che ne deriva per le imprese. Ecco perché Salce parla di «situazione drammatica» di fronte alla quale la Cna sta «cercando di fare il più possibile, per indurre il governo a determinarsi su questo fronte. E serve anche un intervento dell’Europa: se poi non riesce a fissare un tetto al prezzo del gas, lo facciano i singoli governi. E se si dovesse arrivare ad una riduzione la situazione rimarrebbe difficile perché dove i costi si sono quadruplicati si passerebbe a una triplicazione. È troppo».

