Bollo auto, ora è caccia ai morosi Partono i ricorsi: tutto prescritto

13 Maggio 2023

In questi giorni l’Agenzia delle entrate sta inviando le cartelle di pagamento per conto della Regione Di Corcia (associazione Consumatori utenti): dopo 3 anni dall’emissione non può essere più richiesto

PESCARA. «In queste settimane l’Agenzia delle entrate - Riscossione sta recapitando ai cittadini delle cartelle di pagamento, su incarico della Regione, per il bollo auto dovuto nel periodo tra il 2008 e il 2010 oltre a more e sanzioni per il pagamento avvenuto in ritardo. Somme minime, certo, ma ormai scadute e prescritte tanto tempo fa e relative a Comuni del cratere, dove il pagamento era stato sospeso, ma anche a Comuni non appartenenti al cratere», tra cui Pescara. L’Associazione consumatori utenti (Acu), guidata da Luigi Di Corcia, che ha ricevuto «tantissime segnalazioni» dai cittadini interviene per suggerire come comportarsi perché «è vero che si tratta di somme dovute, all’epoca, ma è vero anche che oggi non lo sono più» perché prescritte (il bollo si prescrive al 31 dicembre del terzo anno successivo all'emissione). E denuncia «un comportamento vessatorio» nei confronti dei cittadini che stanno ricevendo la richiesta di pagamento «senza però aver ricevuto l’avviso bonario».
Il punto fondamentale, dice Di Corcia, è che «la prescrizione sulla tassazione deve essere sempre eccepita» il che vuol dire che i cittadini devono comunicare all'ente di ritenere prescritta la tassazione stessa, dopodiché l’ente dovrebbe provvedere all’annullamento. Molti cittadini, però, non sanno che è possibile eccepire la prescrizione per cui pagano «ed è ciò che contesto a questa operazione perché non garantisce i principi di trasparenza e correttezza della pubblica amministrazione». Di Corcia consiglia anche come comportarsi. La prima cosa è di «verificare se nella lettera c'è il numero di telefono e il riferimento del responsabile del procedimento: va contattato per evidenziare che la somma è prescritta e per chiedere l’annullamento. Va fatto con atto scritto e la risposta deve avvenire con atto scritto. Se questo passaggio non va a buon fine è possibile presentare ricorso in ambito tributario, rivolgendosi a un avvocato». È importante segnalare che «ci sono 60 giorni di tempo dalla ricezione della cartella per fare una richiesta alla Regione di annullamento e, in mancanza di riscontro oppure in caso di risposta negativa, per proporre ricorso al giudice tributario, sempre entro 60 giorni dalla notifica della cartella. Nel caso la Regione avesse effettivamente torto, dovrà probabilmente farsi carico delle spese della causa, avvocati compresi». Non è la prima volta che accade, dice Di Corcia. «Vicende simili si sono già verificate, a seconda del momento storico. Gli enti sanno che se fanno recapitare mille richieste di pagamento, 800 vengono pagate», e rischia di accadere anche questa volta. (f.bu.)