Botte alla moglie e alla figlioletta: condannato a due anni e 3 mesi

12 Ottobre 2026

Dopo la denuncia della donna, un pescarese di 48 anni scriveva sui social: «Io mi faccio giustizia da solo, chi vivrà vedrà». I reati: maltrattamenti, lesioni personali e abuso di mezzi di correzione

PESCARA. Si definisce, dopo sette anni dai fatti, una storia di maltrattamenti e lesioni personali compiuti da un padre e marito violento ai danni non solo della moglie, ma anche della figlia che all'epoca dei fatti aveva 6 anni. Due anni e tre mesi di reclusione la condanna comminata dalla giudice monocratica Virginia Scalera a un pescarese di 48 anni, accusato di maltrattamenti contro i familiari, lesioni personali e abuso di mezzi di correzione o di disciplina.

Era stata la moglie, giunta allo stremo delle forze per i continui atteggiamenti aggressivi del marito, a denunciare i fatti, a lasciare quella casa affidandosi all’avvocata Gianna Giannini che si è costituita parte civile, riuscendo a ottenere un risarcimento danni di 10mila euro per entrambi i suoi assistiti (moglie e figlia): «Tali condotte di cui le parti offese sono rimaste vittime», scriveva il legale nella richiesta di risarcimento danni, «debitamente provate e documentate, hanno inciso anche sull’equilibrio psichico delle stesse cagionando danni fisici e morali».

Sconcertante l’episodio riportato nell’imputazione stilata dal pm Fabiana Rapino, e riferito alla bambina che all’epoca dei fatti contestati nell’imputazione aveva appena 6 anni. Un violento episodio durante il quale la bambina sarebbe stata colpita più volte con una cintura e presa anche a schiaffi dal padre che «abusava», si legge nell’imputazione, «dei mezzi di disciplina e le cagionava lesioni giudicate guaribili in 5 giorni. Con l’aggravante di aver commesso il fatto nei confronti della figlia minore».

Ma la piccola, stando almeno alla ricostruzione fatta dall’inchiesta, avrebbe anche assistito alle violenze che l’uomo riservava alla propria moglie. «Poiché con condotte reiterate nel tempo maltrattava la propria compagna anche in presenza della figlia minore, avendo sempre un contegno aggressivo, soprattutto verbalmente («non vali nulla, sei pazza, fai schifo come persona, devi farti curare»), picchiandola con schiaffi o pugni durante i litigi, strattonandola e cercando di farla cadere, percuotendola anche in una occasione dopo la cessazione della convivenza».

Maltrattamenti che si sarebbero ripetuti nel tempo fino a costringere la donna ad abbandonare la casa anche per salvaguardare la crescita della bambina, costretta a sua volta ad assistere a furiosi e violenti litigi casalinghi. E ancora il pm scrive che l’imputato pubblicava su Facebook, nello stesso giorno in cui veniva redatto nei suoi confronti il verbale di elezione di domicilio a seguito di denuncia della donna, un messaggio minatorio chiaramente riferibile alla stessa donna: «Io mi faccio giustizia da solo, io non passo per cc, policy, avvocati, tribunali ecc: a me se mi rompi il caxxo più di tanto ti sparo dritto al cuore. Sii più svelto/a di me. Poi chi vivrà vedrà e pagherà il conto». Per la bambina la procura chiese e ottenne dal giudice anche un incidente probatorio dove, nel corso di una audizione protetta, la piccola rispose alle domande degli esperti, ripercorrendo quei terribili ricordi anche in quella sede.

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