Brioni, c’è l’ipotesi cassa integrazione per i 321 esuberi

14 Maggio 2021

È partita la trattativa azienda-sindacati per evitare i tagli Ammortizzatori o incentivi all’esodo tra le soluzioni possibili

PENNE. Spunta l’ipotesi della cassa integrazione per i lavoratori Brioni dichiarati in esubero. La notizia è emersa ieri mattina, al primo tavolo tecnico per discutere della vertenza della maison d’alta moda. Nella sede di Confindustria Chieti-Pescara, si sono seduti attorno ad un tavolo Pierpaolo Petrucci dirigente delle Risorse umane Brioni, il funzionario di Confindustria Massimo Cervellini e i tre rappresentanti delle organizzazioni sindacali territoriali, Debora Del Fiacco (Uiltec-Uil), Antonio Perseo (Filctem-Cgil), Leonardo D'Addazio (Femca-Cisl), insieme ai rappresentanti delle rsu aziendali. C'è da scongiurare l'ipotesi di 321 esuberi paventati dai vertici aziendali nel corso del piano industriale presentato al ministero per lo Sviluppo economico il 13 aprile scorso. Brioni ha comunicato ai sindacati l'intenzione di attivare l'ammortizzatore sociale della cassa integrazione straordinaria alla fine dell'utilizzo della Cigo (Cassa integrazione guadagni ordinaria) Covid-19. Nel caso il governo dovesse prorogare la cassa Cigo Covid-19, per adesso in scadenza a fine giugno, la stessa sarà prioritaria rispetto all'utilizzo della cassa integrazione straordinaria.
Durante il tavolo, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali hanno chiesto la possibilità di utilizzare il cosiddetto contratto di espansione o l'isopensione, vale a dire una sorta di possibilità di accompagno di 5 anni per i lavoratori, ma l'azienda ha chiarito che tali strumenti non sono percorribili e sostenibili. Per il momento si è concordato di condividere una struttura di incentivazione all'esodo, con una crescita proporzionale per tutta la durata degli ammortizzatori sociali, senza al momento nessuna indicazione sull'importo. Di conseguenza l'ipotetica cifra andrà a decrescere con l'avvicinarsi alla pensione dei lavoratori in uscita.
Le organizzazioni sindacali al momento non hanno voluto rilasciare dichiarazioni, consci che la situazione è delicata e che bisogna continuare a dialogare per salvaguardare i tanti posti di lavoro in bilico nel comparto produttivo di Brioni. Di certo c'è che nelle prossime settimane i tavoli tecnici tra sindacati e manager Brioni continueranno. Nel piano industriale 2021-2025, presentato un mese fa esatto al ministero, i vertici Brioni hanno previsto interventi di razionalizzazione dei costi e di ridimensionamento nei 3 siti produttivi vestini, Penne, Montebello di Bertona e Civitella Casanova, che attualmente contano circa 1.000 lavoratori. È stato previsto anche uno sviluppo del brand negli accessori e in nuove categorie di prodotto, con focus nell'abbigliamento di fascia alta per il tempo libero per allargare la base clienti e le occasioni di consumo.
Rispetto a quanto accaduto cinque anni fa, quando dai 400 esuberi previsti ne uscirono circa 150 con il resto dei lavoratori ad orario ridotto, oggi la situazione è comunque più complessa. Non è infatti possibile ragionare su un'altra riduzione di orario per salvaguardare i posti. I 321 esuberi sono calcolati già su un orario medio lavorativo di 34 ore settimanali.
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