Brioni, lo spettro esuberi e il legame con la città

Lo storico responsabile di produzione, Franco D’Armi, ricorda i momenti d’oro E Petrucci promette: per Penne è come Ferrari con Maranello, impossibile senza
PENNE. Lo spettro dei 320 esuberi in Brioni, e della riduzione della produttività degli stabilimenti di Penne, Civitella Casanova, fa paura in città. Non solo per quello che questo comporterebbe in concreto, ma anche per il legame che da anni tiene insieme il capoluogo vestino e la sua gente al marchio dell’alta moda: Brioni ha portato Penne nel mondo e Penne da sempre è stata orgogliosa di quella griffe tutta sua. Di quell’alta sartoria che negli anni ha vestito capi di Stato, sceicchi e attori di Hollywood. La Brioni che dalle 46 maestranze impiegate agli inizi, è arrivata nel suo periodo di massimo splendore a contare 1.500 dipendenti. Un legame da sempre fortissimo quello tra Penne e Brioni e che nemmeno le difficoltà di produzione e delle vendite degli ultimi anni hanno mai sciolto. «Quando il professor Lucio Marcotullio ebbe l’intuizione del total look Brioni, vennero aperti anche gli stabilimenti di Montebello di Bertona e Civitella Casanova, il legame dell’azienda divenne ancor più forte con l’area vestina», racconta Franco D’Armi, 36 anni passati come responsabile produzione della sede di Penne. «L’ultimo progetto di Brioni per il territorio vestino, che il professore purtroppo non ha portato a termine, è stato il calzaturificio che sarebbe dovuto nascere a Farindola. L’azienda ha comunque contribuito alla crescita dell’intero territorio vestino. Ha dato lavoro a tantissime persone. Tantissime famiglie hanno potuto far crescere e studiare i propri figli grazie allo stipendio Brioni riportato a casa» ricorda ancora D’Armi. L’ex dirigente evidenzia soprattutto l’alta qualità degli anni passati. «La Brioni ha avuto tra i suoi dipendenti grandissimi sarti che conoscevano benissimo il loro mestiere e che erano capaci di trasmettere alle altre maestranze il loro sapere. Il cliente era una persona, non un numero. E poi il marchio si vendeva da solo. Ricordo che Brioni quando ha vestito i vari 007 è stata scelta e pagata. La Roman Style era una grande sartoria che assisteva il cliente anche nel post vendita».
E il legame di Brioni con il territorio vestino negli anni si è concretizzato in tantissime iniziative: culturali, sportive e di vita quotidiana. «Ha sostenuto il Premio Penne e la realizzazione dell’Hotel dei Vestini. Per me è stato un orgoglio ed un onore far parte della Brioni, emblema dell’alta moda italiana nel mondo», conclude D’Armi.
Un legame profondo, Penne-Brioni, confermato anche dalla politica: «Brioni è la storia della Città di Penne», sottolinea l’assessore alle attività produttive Gilberto Petrucci, «ha segnato la rinascita della comunità nel dopoguerra. Grazie alla lungimiranza del sarto pennese Nazareno Fonticoli e del commerciante romano Gaetano Savini, gruppo al quale si è aggiunto il professor Lucio Marcotullio, Brioni è divenuta in poco tempo il marchio del lusso di riferimento nel jet set internazionale. Per la città di Penne l’azienda Roman Style Brioni è come Maranello con Ferrari: è impossibile immaginarla senza. Mercoledì pomeriggio, insieme al sindaco Semproni, ho incontrato il Ceo di Brioni, Mehdi Benabadji, e il direttore delle risorse umane, Francesco Paparelli, e con loro abbiamo condiviso insieme un percorso che porterà a ridurre il numero degli esuberi. Da parte dell’azienda c’è la massima disponibilità a continuare a investire nei tre siti produttivi vestini. Come amministrazione comunale», prosegue Petrucci, «avvieremo iniziative mirate a promuovere attività istituzionali presso gli enti sovracomunali. Dalla Regione abbiamo ricevuto massima collaborazione. Proporremo», conclude Petrucci, «l’istituzione di un’area di crisi complessa per salvaguardare le attività produttive del territorio vestino».
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