Brioni, lo strappo dei sindacati: «Adesso intervenga la politica»

8 Settembre 2021

«Al Ministero avevamo concordato delle uscite incentivate e invece l’azienda ora chiude due reparti» Proclamato lo stato di agitazione. Rappresentanti dei lavoratori e vertici aziendali oggi in Regione 

PENNE. È stato certificato ieri mattina, con una protesta dinanzi lo stabilimento di Penne, lo strappo tra sindacati e vertici Brioni sulla gestione degli esuberi. I sindacati hanno anche proclamato lo stato d’agitazione dopo che l’azienda ha manifestato la volontà di chiudere i reparti di maglieria e camiceria. Una decisione presa unilateralmente: secondo i sindacati, l’azienda avrebbe disatteso gli accordi raggiunti il 13 aprile scorso nel vertice al Mise, quando sono stati comunicati i 321 esuberi.
Sindacati e vertici aziendali sono stati convocati per oggi alle 15 nella sede della Regione, dall’assessore alle politiche del lavoro Pietro Quaresimale. «Non firmeremo mai una mobilità forzata, né per i reparti di maglieria e camiceria e né per tutti gli altri lavoratori», fa sapere Leonardo D’Adazio (Femca Cisl). «In azienda si sta portando avanti una politica inaccettabile: a una piccola porzione dei lavoratori, ad aprile sono stati dati premi per obiettivi raggiunti e target, oltre ad aumenti di ral, e per gli altri 900 lavoratori c’è una riduzione consistente di salario e di ore. Nel 2016 la crisi aperta dall’azienda non è finita alla meno peggio come molti pensano. Dei circa 400 esuberi paventati all’epoca, circa 200 persone hanno perso il posto di lavoro, mentre altre 200 hanno pagato con un taglio ingente di orario, e dunque di salario, che è equiparabile alla perdita di altri 200 lavoratori. Non permetteremo che accada la stessa cosa anche adesso», sottolinea D’Addazio.
«La trattativa con i vertici aziendali deve tornare al Ministero. L'azienda deve chiarire con i fatti cosa intende fare e quale sia davvero il suo piano industriale», commenta Antonio Perseo della Cgil. «Questa situazione ci mette in difficoltà, perché si può ripetere non solo con i 70 lavoratori del reparto maglieria, ma anche in altri reparti. Ci aspettiamo che la Regione chieda chiarezza ai vertici aziendali. Sono in ballo anche soldi pubblici: ammortizzatori sociali, cassa integrazione. Serve un intervento politico unitario. All’azienda abbiamo sempre detto che non avremmo preso posizioni forti fin quando fosse stata aperta al dialogo. Adesso l’azienda ha messo in campo un’azione unilaterale ed è per questo che siamo qui a protestare», sottolinea Perseo. «Stiamo vivendo una vertenza difficilissima», sottolinea Debora Del Fiacco (Uiltec-Uil). «Inizialmente avevamo concordato delle uscite incentivate per i lavoratori, mentre adesso l’azienda ha annunciato la chiusura di due reparti e dunque uscite forzate».
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