Brioni, nessuna intesa tra azienda e sindacati Resta il nodo esuberi

Penne. Cgil, Cisl e Uil: «No ad altre ricadute occupazionali» L’azienda: previsti degli incentivi per le uscite volontarie
PENNE. La vertenza Brioni è tutt'altro che conclusa. Ieri mattina l'incontro in videoconferenza tra le rappresentanze sindacali nazionali e territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil e quelle aziendali della Brioni (gruppo Kering), alla presenza degli incaricati del ministero dello Sviluppo Economico, non ha prodotto passi in avanti ed ha certificato l'opposta visione della situazione tra le parti.
Da un lato i sindacati rivendicano i tanti sacrifici già fatti dai lavoratori Brioni, con ben 209 maestranze che hanno firmato l'accordo d'uscita volontaria (che si concretizzerà ad ottobre 2022), dall'altro sottolineano come nel piano industriale presentato dai vertici Brioni ad aprile scorso, in cui sono stati certificati gli esuberi, non sia emersa alcuna intenzione di Kering ad investire sulla qualità della sartoria pennese. «Da quando il gruppo Kering ha acquisito la Brioni si è solo preoccupata di ripianare i debiti, ma non ha mai realmente proposto un piano di rilancio del marchio storico italiano», hanno dichiarato Sonia Paoloni, Raffaele Salvatoni, Daniela Piras, rispettivamente segretari nazionali di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil. «Non condivideremo mai un piano industriale che preveda la ristrutturazione dell’azienda con ulteriori ricadute occupazionali. I lavoratori della Brioni hanno già fatto la loro parte pagando un prezzo salatissimo sia dal punto di vista dell’occupazione che del salario. Siamo consapevoli che la fase economica in corso presenti ancora complicazioni dovute alla pandemia», hanno proseguito i tre sindacalisti, «ma il gruppo Kering deve realizzare un piano industriale investendo in competenze e manufacturing che sono la vera ricchezza di questo marchio del made in Italy. È evidente la necessità di investimenti tecnologici che possano inserire e collocare adeguatamente l’azienda all’interno del gruppo. Ecco cosa ci si attende da uno dei più importanti gruppi industriali del lusso e della moda al mondo. Al contrario, la perdita di know how rischia solo di impoverire la Brioni: questa pratica, lo ricordiamo, è iniziata ben prima della crisi pandemica e non ha nulla a che fare con essa», hanno concluso Paoloni, Salvatoni, Piras.
Dal canto suo la Brioni ha ricordato come tutti i lavoratori che intendano aderire entro il 31 dicembre 2021 all'uscita volontaria incentivata, e che matureranno il diritto al pensionamento durante il quinquennio 2021-2025, come da accordo sindacale siglato il 22 giugno scorso, riceveranno un’integrazione del trattamento economico Cigo/Cigs e Naspi a partire dal mese di firma dell’accordo, più un importo aggiuntivo a titolo di incentivo dal primo mese dalla firma e fino alla maturazione del diritto alla pensione o al massimo fino al 31 dicembre 2025.
«Riguardo ai lavoratori non prossimi alla pensione», hanno riferito da Brioni, «l’accordo riconosce somme aggiuntive a titolo di “incentivo all’esodo” per l’intero periodo di copertura degli ammortizzatori sociali Cigo/Cigs. Prevista, inoltre, l’introduzione di un incentivo aggiuntivo differenziato per due fasce di età e con riguardo ai nuclei familiari con figli minori o con particolari situazioni di disagio sociale, a ulteriore tutela di determinate categorie di lavoratori. Brioni, infine, per agevolare percorsi individuali e collettivi di “outplacement", ha supportato l’apertura di appositi punti di contatto nei propri siti produttivi, che stanno fornendo ai lavoratori consulenza sia su aspetti pensionistici, che di ricollocamento», hanno sottolineato da Brioni.
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