Brioni, soltanto 40 dipendenti hanno accettato di andare via

Penne, scade lunedì prossimo il termine indicato dalla casa sartoriale vestina per 154 dipendenti Sembra esclusa una proroga della procedura, poi le parti torneranno a confrontarsi sulla vertenza
PENNE. Tornano ad accendersi i riflettori sulla vertenza Brioni. Scade il prossimo 16 maggio il termine per la mobilità volontaria. Dei 139 Fte (full time equivalenti, in pratica circa 154 lavoratori) in uscita previsti dall'azienda, a oggi, sono non più di una quarantina i dipendenti che hanno accettato e firmato la conciliazione della mobilità aperta, il 5 aprile scorso, con il criterio della non opposizione al licenziamento.
Molto probabilmente, a ridosso del 16 maggio, altri lavoratori accetteranno di lasciarsi alle spalle la Brioni e di assecondare l’invito a uscire, incentivato dall'azienda sartoriale vestina. Per i dipendenti a 40 ore c'è un bonus di uscita di 32 mila euro; 30 mila euro per le 36 ore e 16 mila per i lavoratori a 20 ore. A oggi, secondo voci che circolano nell'ambiente, non sembra inoltre esser prevista una proroga della procedura di mobilità con il criterio della non opposizione al licenziamento. Dopo il 16 maggio le parti in causa, sindacati dei lavoratori e dirigenti Brioni, s’incontreranno con le istituzioni regionali per fare le opportune valutazione. Molto di quel che verrà fuori dal prossimo tavolo di lavoro tra le parti, incontro che non è stato ancora programmato, sarà strettamente collegato al numero delle persone che alla data del 16 maggio avranno accettato la mobilità volontaria.
La speranza dei lavoratori è che, qualora la forbice dovesse esser ancora elevata, si possano utilizzare tutti gli ammortizzatori sociali previsti dalla legge. L'azienda, dal 2012 di proprietà della holding francese Kering, potrebbe decidere comunque di aprire un'ulteriore procedura di mobilità, forzata o volontaria che sia.
Nonostante il nuovo piano industriale presentato lo scorso marzo al ministero dello Sviluppo economico dall'amministratore delegato Brioni, Gianluca Flore, preveda un aumento delle vendite già nel 2018, con un passaggio da 31mila a 35 mila capi venduti, e un rilancio dell'abito formale, il futuro dell'attività produttiva dell'azienda sartoriale pennese sembra virare inesorabilmente verso una pesante riduzione.
L'azienda, come è stato più volte ribadito nell'ultimo periodo, punta a riequilibrare il proprio mercato in base alle commesse. Vendite che negli ultimi anni sono notevolmente scese ma potrebbero riprendere a crescere grazie al nuovo acquisto in casa Brioni come direttore creativo. Dallo scorso 1° aprile, al posto di Brendan Mullane è approdato in Brioni l'australiano Justin O'Shea. Reduce dalla positiva esperienza nel brand del lusso online tedesco, Mytheresa, per O'Shea si prospetta un compito arduo e stimolante: risollevare l'appeal dell'abito Brioni e salvare il posto di lavoro a centinaia di persone.
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