Brioni, è rottura con l’azienda Oggi e domani scatta lo sciopero

PENNE. Due giorni di sciopero, oggi e domani, e una netta opposizione alle decisioni dei vertici aziendali. È sempre più teso il clima in casa Brioni tra sindacati da una parte e azienda dall’altra....
PENNE. Due giorni di sciopero, oggi e domani, e una netta opposizione alle decisioni dei vertici aziendali. È sempre più teso il clima in casa Brioni tra sindacati da una parte e azienda dall’altra. A generare tensione, oltre alla situazione già non rosea che attraversa l’azienda sartoriale da tempo, la decisione di Brioni di voler chiudere quanto prima i reparti di camiceria e maglieria.
Lo sciopero, che si terrà per le intere giornate di oggi e domani davanti allo stabilimento di Penne, è stato proclamato dai sindacati che contestano anche l'organizzazione del lavoro, l’orario di lavoro, la rotazione dei lavoratori in cassa integrazione discutibile, e talune volte discriminante, e le relazioni industriali.
«Il 30 settembre è alle porte», sottolineano i rappresentanti sindacali territoriali Antonio Perseo (Filctem-Cgil), Debora Del Fiacco (Uiltec-Uil) e Leonardo D’Addazio (Femca-Cisl), «e 86 lavoratori dei reparti di maglieria e camiceria sono sui carboni ardenti a causa dell’accelerazione messa in atto, ad agosto scorso, dalla direzione aziendale della Roman Style (il comparto produttivo di Brioni), che ha manifestato la volontà di chiusura di questi due reparti. Decisione arrivata dopo aver preso atto della scarsa adesione al percorso di uscite volontarie con incentivo all’esodo, soprattutto da parte dei lavoratori pensionabili. L’azienda», continuano i rappresentanti dei lavoratori, «ha sentito l’esigenza di comunicare ai lavoratori dei reparti di maglieria e camiceria che le possibilità di proseguire il loro rapporto di lavoro dopo il 31 ottobre 2022 (data di scadenza della cassa integrazione straordinaria) sono ridotte al lumicino».
Secondo i sindacati, starebbe passando l'idea che per raggiungere in tempi brevi l’obiettivo di tagliare 321 posti di lavoro (quelli previsti nel piano industriale presentato al Mise ad aprile scorso dai vertici Brioni) debbano lasciare quanto prima i lavoratori dei reparti di maglieria e camiceria, indotti a decidere di abbandonare il posto di lavoro per accedere all’incentivo, a fronte dell’incertezza del futuro lavorativo.
«Abbiamo chiesto un incontro urgente al ministero dello Sviluppo economico tramite le segreterie nazionali, per chiedere la precisa applicazione dell’accordo sottoscritto nei mesi scorsi, senza nessuna forzatura, anche in virtù del blocco dei licenziamenti previsto per le aziende che, come la Roman Style di Brioni, utilizzano la cassa integrazione Covid 19».
«Purtroppo», proseguono i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, « le pressioni per sottoscrivere i verbali di conciliazione per le uscite incentivate entro il 30 settembre si susseguono in tutti i reparti e in tutti gli stabilimenti, sia individualmente che collettivamente, utilizzando ogni bieco tentativo per indurre i lavoratori. Non siamo d’accordo con la scelta aziendale e riteniamo inaccettabile la chiusura di due reparti che, fino a questo momento, hanno sempre garantito volumi e professionalità».
«Brioni», proseguono i sindacati, «oltre agli stabilimenti di Penne, Montebello di Bertona e Civitella Casanova, ha una camiceria anche a Curno (Bergamo), che però non sarà toccata da questa riorganizzazione. Dopo la comunicazione degli esuberi al Mise da parte dei vertici Brioni lo scorso aprile», sottolineano i rappresentanti dei lavoratori, «la maglieria è stato il reparto che ha lavorato di più e che ha avuto la maggiore performance in termini di volumi. La scelta di chiudere questi reparti, anche perché ritenuti esternalizzabili, ci mette in guardia e ci fa pensare che questa possa essere solo la punta dell’iceberg».
«Il timore è che la sorte che oggi sta toccando maglieria e camiceria possa toccare anche le altre linee», concludono i sindacati.
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