Bruciano rifiuti vicino alla pineta Due imprenditori sotto inchiesta

Indagati Maurizio e Massimo Luciani insieme all’operaio incaricato di distruggere i materiali di scarto A incastrarli, le intercettazioni e le fototrappole dopo le segnalazioni dei roghi da parte dei residenti
PESCARA. Due noti imprenditori romani, con interessi anche a Pescara e a Chieti, Maurizio e Massimo Luciani (padre e figlio) finiscono sotto inchiesta insieme a un operaio di una delle loro ditte, Raffaele Blasioli, con la doppia accusa di gestione di rifiuti non autorizzata e incendio.
Un procedimento che nei giorni scorsi ha portato la procura di Pescara a emettere una richiesta di misura cautelare per l’operaio, accusato di aver materialmente appiccato il fuoco a quei rifiuti (qualcuno di questi rifiuti anche pericoloso, come i pannelli isolanti in lana di vetro) stoccati senza autorizzazione nella zona di Colle Orlando, proprio alle spalle di palazzo di giustizia, e anche molto vicina alla pineta.
È stato proprio da quel punto di osservazione che i carabinieri forestali avrebbero assistito a uno degli incendi provocati dagli indagati, riuscendo a evitare il peggio.
La vicenda nasce dalla denuncia di alcuni residenti della zona che evidenziavano la presenza di una discarica con fuochi accesi nella pineta.
I militari iniziarono così nel marzo scorso le loro indagini, dopo aver posizionato sul posto alcune fototrappole per riprendere tutto quello che accadeva in quell'area che, insieme a una villa disabitata, risultavano di proprietà della ditta "Le Messi srl”, il cui rappresentante legale era appunto Maurizio Luciani (il figlio è invece titolare della società Alsa, proprietaria di uno dei furgoni usati per trasportare i materiali). E i carabinieri forestali trovarono nella discarica anche materiale che recava la scritta “Ediltecnica”, società sempre riconducibile allo stesso Luciani (noto anche per il suo coinvolgimento, nel 2014, nell’inchiesta sugli appalti Aca e Ater, nonché imprenditore che realizzò il Villaggio del Mediterraneo a Chieti, a fianco dell’Università).
Gli investigatori del Nipaaf (Nuclei investigativi di Polizia ambientale agroalimentare e forestale) per giorni hanno seguito ogni operazione di scarico dei materiali, all’interno di quella discarica abusiva. Operazione effettuata dall’operaio Blasioli, il cui telefono, a quel punto, venne messo sotto controllo.
Ed è proprio da quelle telefonate che emerse la piena confessione dell’uomo sulle sue responsabilità, ma anche la complicità di chi era d’accordo sul suo operato e cioè i due imprenditori.
Nelle intercettazioni, Blasioli parla con la sua compagna e le riferisce che quel giorno non può bruciare niente perché è uscito il sole: «Devo andare domattina. Faccio veloce, domani il tempo è brutto, una mezz'oretta cerco di bruciare».
E dopo l’incendio, Blasioli chiama anche Massimo Luciani per informarlo. E Blasioli riferisce: «Io ho bruciato anche un po' di roba là bello preciso, visto che era bagnato intorno quindi mi sono dilettato a bruciare».
E Luciani risponde: «Ho capito. Va bò, dai io stavo venendo là, però mò a questo punto se ve ne siete andati allora mò passo un attimo all’agenzia a Chieti Scalo».
E in base anche a queste eloquenti telefonate il pm Anna Benigni chiede al gip le misure cautelari per l’operaio. Misure che vengono però rigettate dal giudice Antonella Di Carlo, che dispone invece il sequestro di quell’area, chiesto sempre dalla procura.
«Il sequestro preventivo», scrive il gip, «è riscontrabile perché la libera disponibilità dell’area consentirebbe indubbiamente di aggravare e protrarre le conseguenze offensive per la possibilità di procedere ad ulteriori attività di accumulo di rifiuti da ardere, peraltro anche soggetti a dilavamento e a dispersione atmosferica, in modo da consolidare e rendere irreparabile per entità ed estensione il danno ambientale».
Quanto alla misura personale dei domiciliari per Raffaele Blasioli, per il gip Di Carlo non ci sono le esigenze sia perché l’indagato è incensurato, sia perché «una volta sottoposto al vincolo reale l’area teatro di quelle condotte illecite, non è dato argomentare la pericolosità di Blasioli».
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