«Buona anche dietro» grazie alla nuova teglia Ma lo spot confonde

Dietro il lancio “salutista” c’è Mario Di Paolo: è stato lui a curare il progetto marketing della Tonda di Trieste
PESCARA. «Non voglio creare dubbi o confusione, il fatto è che questo è il mio stile e questi sono i caratteri grafici che utilizzo. Anzi, per non sovrapporre l’immagine della pizzetta di Donna Tina con quella della Tonda di Trieste, questa volta ho fotografato la pizza capovolta». Mario Di Paolo è l’autore del progetto marketing che in questi giorni vede la pizzetta di Donna Tina campeggiare sui cartelloni di mezza città con la scritta: «Salute. La nostra pizzetta è buona anche dietro», ma è anche quello che, con uno stile molto molto simile, come dice lui stesso, ha accompagnato, in Europa e presto anche a Miami, il marchio della Tonda di Trieste di Riccardo e Laila Ciferni. «Li ho seguiti per otto anni e li adoro», racconta Di Paolo, che a rotazione segue 150 cantine, «con loro otto anni fa, quando abbiamo scelto il nome Tonda dopo una ricerca molto lunga, abbiamo puntato tutto sulla qualità dei prodotti. Lavorando nell’alimentare da più di vent’anni conosco il mercato e i produttori, so come muovermi e cosa chiedere per arricchire al meglio il prodotto dei miei clienti. Con Mattia, sfruttando anche uno stato di maturità e conoscenza più ampio da parte mia, siamo arrivati a ragionare sull’idea di una pizza salutare. Lasciando da parte le ricette storiche, perché tanto ognuno ha la sua ricetta segreta, ho voluto migliorare qualcosa del prodotto, ma senza cambiarne il gusto. Per questo, pensando a una pizza più salutare e buona, ci siamo concentrati sulla cottura e sullo studio di una nuova teglia, che è poi la caratteristica di questa pizzetta, che non si attacca e non si brucia dietro proprio grazie a questa nuova teglia antiaderente che peraltro si lava dopo ogni cottura. Una formula che abbiamo tirato fuori dopo sei mesi di studi e che ci permette di utilizzare meno olio, rendendo la pizzetta più salutare, e al tempo stesso riducendo i costi di realizzazione. È da questa teglia innovativa», spiega Di Paolo, «che evita stratificazioni di olii usati e residui carbonici, che parte questo progetto che, non a caso, ho voluto chiamare il rinascimnento della pizza: sedici centimetri, cotta al forno, circolare, rotonda ma mai tonda, perché c’è già la Tonda di Trieste. I due prodotti, per quello che sono, due margherite di 16 centimetri, appaiono per forza simili, ma mi dà fastidio e non voglio che ci siano dubbi o si faccia confusione tra le due pizzette. Dopotutto più di inventarmi di fotografare il dietro della pizza, in questa comagna pubblicitaria, non potevo: il mio stile è questo, è come la firma di un designer. Pensiamo ai caratteri delle lettere: io uso sempre gli stessi, sono tre o quattro al massimo, non riesco a digerire gli altri e mi riconoscono per questo. Lo stile, la pulizia, l’eleganza sono sempre gli stessi, poi sta al professionista saper cambiare la lavorazione: dietro una campagna ci sono mesi di lavoro per sistemarla nei minimi dettagli. Ma ne vedrete delle belle, è solo l’inizio», promette Di Paolo.
(s.d.l.)
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