Buoni pasto al ribasso Per un pranzo intero ora non bastano più

27 Maggio 2024

Il costo della vita aumenta, ma il ticket resta invariato Servono 10 euro per mangiare, rispetto a 6,75 disponibili

PESCARA. Panino, bevanda e caffè hanno un prezzo medio di 8,10 euro, per un primo piatto con bevanda e caffè servono 9,80 euro e per un secondo 11,60. Ma la soglia esentasse è ferma a 8 euro e il valore medio dei buoni è 6,75 euro, come segnala il Sole 24 ore.
Tradotto: in questi ultimi anni è accaduto un lento ma inesorabile mutamento nelle abitudini che hanno finito per contrarre il pranzo: si mangia meno per spendere meno. Il costo medio per la pausa pranzo ammonta a circa 11 euro, secondo una ricerca BVA Doxa.
L’impatto dell’inflazione
sul servizio mensa
D’altronde in anni di inflazione galoppante il buono pasto ha finito per perdere valore, seppur abbia contribuito alla tenuta del potere d’acquisto con retribuzioni nominali in calo falcidiate dall’aumento del potere d’acquisto. Secondo una ricerca pubblicata da Anseb, l’associazione che rappresenta le società emittitrici dei ticket restaurant, in appena la metà dei casi siamo arrivati al paradosso che il buono pasto copre il 50-80% del costo del pasto (48% dei casi), solo nel 25% dei casi buona parte (almeno 80%), nel 18% meno della metà, solo nel 9% copre l’intero importo.
La nuova proposta
Cominciano a palesarsi delle proposte per consentire ai lavoratori di alzare il valore facciale dei buoni pasto che rappresentano il servizio sostitutivo nella mensa in aziende pubbliche e private. La prima è in discussione al Senato e sarebbe una soluzione interessante per rendere la filiera sostenibile, consentire ai lavoratori e alle aziende di avere a disposizione un importo maggiore senza incidere sulla base imponibile certificata dai redditi. La sostiene non a caso la stessa Anseb, ritenendola molto utile per contrastare l’aumento del costo della vita. Parliamo del disegno di legge “Semplificazioni in materia di lavoro e legislazione sociale”, atto 672 del Senato, presentato dalla senatrice di Fratelli di Italia, Paola Mancini, che vorrebbe aumentare l’importo detassato e decontribuito del buono pasto giornaliero da 8 a 10 euro.
Il valore del mercato
dei ticket
«Si è d’altronde creata una discrepanza tra il valore del buono e il costo della vita», dice Matteo Orlandini, presidente di Anseb, e occorre prendere delle contromisure anche per spingere un mercato che ora vale circa 4 miliardi di euro, con una crescita superiore al 10% rispetto all’anno precedente. Il numero delle società che emettono buoni pasto sta aumentando: nel 2020 se ne contavano nove, l’ultimo aggiornamento dell’elenco tenuto dal Mimit segnala 14 società al 20 dicembre 2023. Questi numeri restituiscono l’immagine di un mercato dinamico. Quasi interamente digitalizzato, dato che i buoni cartacei sono residuali, rappresentano solo il 10% della fetta, e hanno una soglia esentasse de-contribuita a 4 euro, dunque la metà.
Il peso delle commissioni
per gli esercenti
Però le storture non mancano. Perché la filiera funziona così. Le società emittitrici dei buoni li vendono alle imprese accettando generalmente uno sconto, offrendo in cambio il servizio sostitutivo di mensa aziendale. Così organizzano quello che potremmo chiamare la mensa diffusa, convenzionando anche la grande distribuzione organizzata che infatti accetta per la gran parte i ticket per il pagamento della spesa. Questi buoni vengono poi spesi dai lavoratori all’interno della rete convenzionata formata da circa 170mila bar e ristoranti in tutta Italia. Le società emittitrici dei buoni però devono essere remunerato, per cui chiedono agli esercenti una commissione che oscilla tra il 5% e il 20%. (c.s.)