Bussi capitale dell’energia pulita: ora si produce idrogeno verde

La zona tristemente nota per la maxi discarica dei veleni diventa valle della sostenibilità ambientale Si produrrà carburante per autobus ecologici, ma anche materia prima da immettere nella rete gas
BUSSI SUL TIRINO. Da discarica dei veleni a valle della sostenibilità ambientale. Il futuro green di Bussi sul Tirino passa attraverso l'idrogeno verde che diventa carburante per autobus puliti, ma anche materia prima da immettere nella rete gas. A disegnarlo è la Società Chimica Bussi (Scb), che fa parte della Gestioni Industriali Group (Gig), una holding di partecipazioni che investe in società produttive di chimica di base elettrolitica. «Molti parlano di idrogeno», spiega Domenico Greco, cofondatore e ceo di Gig, «ma pochi sanno realmente come si fa e, soprattutto, sono in grado di produrlo da un punto di vista autorizzativo. Noi lo facciamo in tre stabilimenti, e quello di Bussi è l’unico del Mezzogiorno. Qui abbiamo mantenuto il centro di ricerca e sviluppo di tutti i progetti applicativi dell'idrogeno verde, l’unico vettore energetico sostenibile al 100 per cento che è il nuovo alleato per la decarbonizzazione, e può davvero contribuire alla transizione energetica».
Lo stabilimento di Bussi è un produttore elettrolitico della salamoia da cui vengono fuori cloro, soda e idrogeno. I suoi processi produttivi sono alimentati da centrali idroelettriche, il che l’idrogeno verde. Nel segno dell’economia circolare, che oggi domina lo sviluppo economico, la società ha deciso di recuperare le produzioni di idrogeno che non vengono utilizzate, per reimpiegarle per lo sviluppo di 3 applicazioni. La prima è “HydroRec”. Con un investimento di oltre 6 milioni di euro, l’obiettivo è di recuperare l’idrogeno verde già prodotto dallo stabilimento Scb, per destinarlo allo sviluppo delle sue ulteriori applicazioni all’interno dello stesso polo industriale.
«Questo progetto punta a recuperare parte delle produzioni di idrogeno che già ci sono», chiarisce il ceo, «e che in questo momento non vengono valorizzate per supportare l’ulteriore ripopolamento industriale di nuovi impianti, per nuovi prodotti a elevata tecnologia». Con parte dell’idrogeno recuperato con HydroRec si punta, attraverso il progetto Life3H, ad alimentare le prime 3 stazioni di rifornimento a idrogeno per autobus nella fascia tirreno-adriatica.
«Il progetto è già operativo. Per l'Abruzzo, la stazione di rifornimento sarà in un bacino tale da poter decarbonizzare la mobilità all'interno dei parchi», aggiunge. Lo stabilimento di Bussi fornirà l'idrogeno al distributore che verrà costruito da Snam, e la Regione Abruzzo finanzierà l'acquisto dei bus “puliti”. Il sito è in via di individuazione, ma l'idea è di portare bus super green in aree verdi. Il terzo progetto è HyBRIDS (Hydrogen Bidirectional Redelivery Injection & Dynamic Storage Facility) e prevede lo sviluppo di una pipeline per lo stoccaggio e l’immissione nella rete di Società Gasdotti Italia (Sgi) della restante parte dell’idrogeno verde prodotto da Scb. Un’evoluzione tecnologica che ora più che mai, con il conflitto in Ucraina e la necessità di trovare un’indipendenza energetica, diventa attuale e urgente. Il progetto avrà una durata compresa tra i 24 e i 36 mesi ed è incluso tra i 997 della European Clean Hydrogen Alliance.
«Essendo primi in Italia, si punta a sviluppare tutti quei meccanismi che possono essere esportati in altri siti e in altri progetti», va avanti Greco. «Andremo a testare in quali quantità, anche a seconda della stagionalità, l'idrogeno dovrà essere immesso nella rete gas. Sviluppando il know-how sulle applicazioni, candidiamo il sito di Bussi a diventare Hydrogen Valley».

