Bussi, dossier rivela: «Lavori a rilento per la discarica»

5 Maggio 2021

BUSSI. «Dopo 13 anni i lavori di bonifica vanno a rilento, o non sono mai cominciati, complici i ritardi burocratici. Inchieste della magistratura ed estenuanti contenziosi giudiziari. Un sito di...

BUSSI. «Dopo 13 anni i lavori di bonifica vanno a rilento, o non sono mai cominciati, complici i ritardi burocratici. Inchieste della magistratura ed estenuanti contenziosi giudiziari. Un sito di interesse comunitario di 232 ettari che non ha ancora una perimetrazione completa, lasciando fuori aree con ogni probabilità inquinate, su cui mancano analisi delle sostanze e l'individuazione dei responsabili». E ancora: «L'assenza di uno studio epidemiologico aggiornato e completo sugli effetti per la salute di circa 400.000 persone che vivono sul territorio e hanno bevuto per anni l'acqua contaminata delle falde». Sono alcuni dei punti salienti che emergono dalla relazione della commissione d'inchiesta del consiglio regionale sul sito di Bussi sul Tirino, dove è stata scoperta quella che è stata ribattezzata la discarica più grande d’Europa.
Il lavoro della commissione, chiamata «Sito di interesse nazionale di Bussi sul Tirino - Tutela della salute dei cittadini, bonifica e reindustrializzazione», presieduta dal consigliere regionale di opposizione Antonio Blasioli, doveva essere presentato e discusso ieri nel corso della seduta straordinaria del consiglio regionale, ma l’esame è stato rimandato di 15 giorni.
Nelle 145 pagine del documento, sul quale è stato mantenuto il massimo riserbo, si invita la maggioranza regionalea vigilare affinché si provveda nel più breve tempo possibile ad un efficace piano di bonifica teso a rimuovere definitivamente i veleni nel sottosuolo. Nella relazione si fa un quadro allarmante nello stilare un bilancio su cosa è accaduto in 13 anni, da quando le varie discariche a servizio del polo chimico di Bussi, furono scoperte dal corpo forestale dello Stato, nel 2007 in località «I tre monti», 185mila metri cubi di inquinanti come cloroformio, tetracloruro di carbonio, esacloroetano, tricloroetilene, triclorobenzeni, metalli pesanti, a cui ha fatto seguito la scoperta di discariche nei terreni tra il paese e l'insediamento industriale. Una situazione salita alla ribalta delle cronache come «2A» e «2B», e poi ancora, a valle e lungo il fiume Pescara, dei siti di piano d'Orta, nel Comune di Bolognano.
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