Bussi, il sindaco accusato di falso sulla cessione dei terreni inquinati

Chiesto il processo per Lagatta, l’assessore Laneve, due tecnici comunali e il rappresentante della Solvay Nel mirino il contratto per il passaggio al Comune alla cifra simbolica di 1 euro di aree ancora da bonificare
BUSSI SUL TIRINO. Rischiano il processo per falso il sindaco di Bussi, Salvatore Lagatta, l'assessore Diego Laneve, i tecnici dell'ente Anna Parisi e Antonio D'Angelo, e il rappresentante della Solvay, Marco Colatraci.
Il sostituto procuratore Salvatore Campochiaro ha infatti firmato per loro la richiesta di rinvio a giudizio che verrà discussa davanti al gup.
La vicenda riguarda la cessione dei terreni inquinati denominati discariche 2A e 2B e dei terreni limitrofi allo stabilimento Solvay di Bussi. Un atto che doveva essere stipulato rispettando un preciso accordo di programma del 3 maggio 2017 tra Solvay, ministero dell'Ambiente, Regione Abruzzo e Comune di Bussi sul Tirino. Accordo che prevedeva appunto il passaggio di proprietà di quelle aree da Solvay al Comune per un valore simbolico di 1 euro. Ebbene, secondo la procura, ci sarebbero state delle irregolarità evidenziate anche in una denuncia che nell'ottobre del 2018 raccolsero gli uomini della guardia di finanza di Popoli e che fece scattare l'inchiesta. Denuncia presentata da Angelo Melchiorre, architetto del Comune di Bussi, Demetrio Setta e Sonia Del Rossi. Stando alla loro denuncia, in quell'accordo sarebbero stati inclusi terreni che non vi rientravano.
Inoltre, il piano regolatore che riportava i terreni in questione era scaduto nel 2016. E ancora i denuncianti segnalarono che era prevista la messa in sicurezza delle aree inquinate da parte di Solvay, venuta meno per l'anticipazione della stipula di quell'atto che interruppe le operazioni di messa in sicurezza che sarebbero restate così a carico del Comune di Bussi, nuovo proprietario, per cui si poteva palesare anche un danno erariale di diversi milioni di euro. Ebbene l'inchiesta di Campochiaro si è chiusa con l'accertamento della responsabilità degli imputati (che dovrà logicamente passare al vaglio del gup): tutti sono accusati di falso. Lagatta, Laneve, Parisi e D'Angelo per aver «falsamente dichiarato nella delibera di giunta n. 44 del 15 maggio 2018, che si era verificata la condizione prevista nell'accordo di programma per la gara pubblica per l'affidamento della progettazione esecutiva ed esecuzione degli interventi di bonifica delle "aree esterne Solvay"».
Nello stesso atto sarebbe stato dichiarato falsamente anche che tre terreni «erano ricompresi nell'accordo». D'Angelo stilò inoltre anche una certificazione nella quale attestò falsamente, secondo la procura, che quelle particelle catastali «rientravano nella istituzione e perimetrazione del sito di bonifica di interesse nazionale in località Bussi sul Tirino».
E poi c'è il presunto falso contestato sempre a D'Angelo e al rappresentante della Solvay, Marco Colatraci, che sottoscrissero a Livorno, il 24 maggio 2018, il contratto di cessione dei terreni. «Con tale condotta», si legge sul capo di imputazione , «nonché producendo la delibera di giunta n. 44 del Comune di Bussi e il certificato del 16 maggio 2018», quello redatto da D'Angelo, «rilasciato dall'ufficio tecnico del Comune, traevano in inganno il notaio rogante sulla veridicità di tali circostanze e lo inducevano ad attestarle come realizzate e veritiere nell'atto».
Adesso, la questione dovrà quindi passare al vaglio del giudice per l'udienza preliminare che dovrà decidere se mandare oppure no sotto processo i cinque protagonisti di questa vicenda legata alla tormentata storia del sito inquinato di Bussi.
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