Bussi, quasi 700 tubi per cuocere i rifiuti

Ecco le due piantine contenute nel dossier Edison presentato al ministero Così il vapore a 100 gradi verrà immesso nel terreno per dissolvere i veleni
BUSSI SUL TIRINO. Trecentoquaranta punti di riscaldamento, e altrettanti di recupero, attraverso tubi che raggiungono la profondità di tredici metri, oltrepassando la massa compatta dei rifiuti, che si trova a meno quattro metri, e raggiungendo lo strato più basso di travertino. Sono tubi che portano la temperatura del terreno contaminato a oltre cento gradi per cuocere, al vapore, i veleni della discarica Tre Monti, una delle tre scoperte nel sito super inquinato della ex fabbrica della Montedison di Bussi.
ECCO IL DOCUMENTO. Le due tavole che pubblichiamo svelano, nel dettaglio, il progetto di bonifica da 8 milioni di euro, e sono contenute nella relazione, anticipata ieri dal Centro, che la società Edison ha presentato il 30 novembre scorso al direttore del settore Bonifiche del Ministero dell’Ambiente, Laura D’Aprile. Le tavole sono state disegnate dalla società di consulenza e progettazione Arcadis Italy srl di Milano. E mostrano sia i punti di prelievo e riscaldamento, in totale 680, sia la sezione del terreno con i tubi inseriti. Si tratta, nella sostanza, del progetto, atteso da dieci anni, che dovrebbe far sparire gli idrocarburi dalla discarica più grande d’Europa: una bomba ecologica che ha innescato un processo penale e risarcitorio che ora rischia anche di finire in prescrizione, cioè senza colpevoli, se non si concluderà ad aprile del 2018 in Cassazione.
NESSUNA RIMOZIONE. La soluzione bis proposta da Edison, dopo che un primo progetto è stato bocciato a ottobre dal ministero, non prevede però la rimozione dell’intera massa di veleni distribuita su 33mila metri quadrati tra il fiume Pescara, i pilastri dell’A25 e il sito industriale ex Montedison di Bussi. La Edison ha illustrato al ministero sette soluzioni alternative, che saranno vagliate da tutti gli enti e le associazioni ambientaliste interessati il 18 dicembre a Roma, ma già da ora fa capire che questo è il piano più applicabile, anche se si limita a bonificare solo un sesto dell’intera area, quindi poco più di cinquemila metri, con la tecnica del “desorbimento termico”, che dovrebbe rimuovere i contaminanti, organici volatili e semivolatili contenuti nel terreno, con le alte temperature.
FUNZIONA COSI’. La tecnica consiste nella vaporizzazione dei composti senza ossidazione né distruzione. Quella scelta da Edison viene definita “in situ” perché non prevede alcuna movimentazione di rifiuti la cui componente organica viene invece riscaldata con elettrodi inseriti al di sopra al di sotto del livello della falda.
Il vapore iniettato a contatto con il terreno si condensa e genera il cosiddetto “fronte di vapore”, quest'ultimo avanzando nel sottosuolo, volatilizza i contaminanti che incontra lungo il suo percorso e li incanala verso un pozzo di estrazione. La velocità di spostamento della miscela di vapore e contaminanti gassosi dipende da diversi fattori fra cui la porosità del suolo, la permeabilità all'aria e la quantità d'acqua presente e per finire dalla distanza fra punto di iniezione e di assorbimento. Ma i tempi previsti non sono brevi, anzi. SI VA AL 2020. La Edison, infatti, prevede un periodo di trenta mesi di lavori che farebbe slittare alla fine del 2020 il completamento della bonifica: ben oltre i tempi del processo che dovrà stabilire, oltre alle responsabilità, anche l’entità dei risarcimenti del danno all’ambiente.
ARSENICO E DELUSIONE. I progetti presentati dalla Edison in realtà sono due. Il Centro svela anche il secondo che riguarda la bonifica delle sostanze chimiche, in prevalenza arsenico, presenti sotto la ex Montecatini di Piano d’Orta e non solo visto che la contaminazione del terreno va oltre i confini dell’ex fabbrica di acido solforico per concimi, estendendosi a ridosso, se non al di sotto, delle case. Ma la Edison, per la seconda volta, sembra giocare al ribasso la partita della bonifica. Il suo piano da 1,3 milioni prevede la rimozione di una piccola parte di rifiuti, pari a 270 metri cubi, e la messa in sicurezza di un’area di 25 metri per 25, su un totale che supera i 30mila metri quadrati, attraverso una copertura impermeabile permanente, sì un telone, senza considerare le area extra Sin, al di fuori del perimetro del sito industriale contaminato. Un’area che però la Regione Abruzzo comunicherà all’ingegner D’Aprile dopo averla ufficializzata con una delibera di giunta imminente.

