«Bussi, tumori aumentati per l’inquinamento»

La commissione regionale d’inchiesta presieduta da Blasioli chiede nuovi studi su popolazione, siti e acque
BUSSI SUL TRIRINO
«Approfondire e attualizzare gli studi già eseguiti a Bussi». E' questo uno degli obiettivi che si propone la Commissione regionale d'inchiesta sul Sin di Bussi, presieduta dal consigliere Antonio Blasioli, che ieri ha fatto il punto sul materiale già disponibile e cioè gli studi epidemiologici e biologici su popolazione, siti e acque. Alla riunione c'erano Barbara Morgante, direttore generale della Regione, Alfonso Mascitelli, direttore generale dell'Agenzia sanitaria regionale, Carla Giansante dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Abruzzo e del Molise "G. Caporale" di Teramo, e Fausto Croce, professore ordinario università Gabriele d'Annunzio. Dalle relazioni di Asr e Zooprofilattico, ha spiegato Blasioli a termine della riunione (la prossima è fissata per il primo luglio), è emersa sia la presenza dell'inquinamento nell'ambiente sia l'incidenza in termini di tumori e malattie. Sostanziale, dice Blasioli, il contributo dell'Agenzia sanitaria regionale che negli anni ha fatto diverse rilevazioni. In particolare da uno studio epidemiologico multicentrico, riferito al periodo 2004-2013 sull'incidenza dei tumori nella popolazione, emersero dati sopra la norma a Bussi e Popoli, con un indice che decadeva in modo rilevante nei comuni subito fuori dall'area inquinata, come ha riferito Mascitelli. Questo studio è stato confermato da un'altra indagine compiuta nel 2018 dall'Asr, con lo Zooprofilattico e Asl, su campioni biologici di urina della popolazione residente a Bussi da almeno 10 anni, che confermò la presenza delle sostanze inquinanti con dati critici nelle aree delle ex discariche. Una fotografia che rimarca il nesso di causalità e che si è completata con le indagini ambientali dell'Arta che confermarono la presenza di metalli pesanti nell'aria, nell'acqua e nella vegetazione, nonché da uno studio del 2015 dello Zooprofilattico sul fiume Aterno-Pescara con rilevamenti a monte e a valle di Bussi: i metalli furono riscontrati anche nei pesci e nei microrganismi presenti nell'alveo ed emersero indicatori mediocri di qualità delle acque, tanto da vietarne l'utilizzo e la pesca a valle della discarica. E Croce, consulente della Procura nel 2008 per il sito sequestrato di Piano d'Orta, riscontrò sostanze direttamente collegabili alla presenza della fabbrica Montecatini nel sessantennio di attività (tra il 1904 e il 1964), perché contenenti tutti i metalli pesanti trovati interrati nel sito, in strati da tre a sette metri di profondità e rilevati nelle falde acquifere che corrono da ovest verso l'Orta, dice sempre Blasioli facendo il punto sulla riunione. Da quanto emerso ieri nasce «l'esigenza» di proseguire gli studi per cui la Commissione «non mancherà di essere d'impulso verso la Regione per lo stanziamento dei fondi necessari». E le audizioni di ieri «sono importanti per ribadire la necessità della bonifica, finalizzata a rinaturalizzare un ambiente contaminato da decenni e per continuare studi epidemiologici specifici sulla popolazione di Bussi e a valle del paese». (f.bu.) . ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

