«Bussi, un patto per spartirsi gli appalti»

Ecco la confessione dell’imprenditore di Gubbio che ha fatto scattare la nuova fase dell’indagine sui lavori privati
BUSSI. Un «accordo a monte» per spartirsi gli appalti privati della ricostruzione di Bussi: «Uno scambio che avviene tra il tecnico comunale e i professionisti locali, Bussi è un piccolo paese dove i 5-6-7 tecnici hanno la relazione diretta con il tecnico comunale il quale gli dice: “Questa è la perimetrazione”. Per loro è una cosa nuova». A raccontare ai pm Annarita Mantini e Mirvana Di Serio la «spartizione» degli aggregati è stato un imprenditore di Gubbio, Angelo Riccardini, 55 anni. Riccardini è uno dei 7 finiti ai domiciliari all’inizio dell’inchiesta Earthquake sulle presunte irregolarità nei lavori degli edifici privati. E le sue dichiarazioni, ora, sono alla base della seconda fase dell’indagine che ha portato al sequestro di due appartamenti e un garage a Pescara e a Silvi per un valore di circa 300 mila euro e all’iscrizione di nuovi indagati. Un sistema, così sostiene la procura, per truccare gli appalti e blindarne l’affidamento al consorzio Ges.com di Perugia. Con un obiettivo: replicare tutto anche all’Aquila.
Progetti mai fatti. Tutto ruota intorno alla progettazione degli aggregati: secondo l’accusa, i progetti non sarebbero stati fatti dai progettisti locali ma da incaricati della Ges.com «del tutto estranei», dice il capo di imputazione, «al rapporto fiduciario interno tra il consorzio affidante i lavori e i professionisti firmatari del carteggio». Insomma, per carabinieri forestali e procura, i geometri e gli architetti locali erano dei collettori di appalti. E Riccardini, nell’interrogatorio, lo ha confermato: ha detto che i progetti «li facevamo noi come studio tecnico e con le mie socie impiegate». Poi ha spiegato l’importanza dei tecnici locali: «I tecnici che via via trovo sul territorio hanno poi rapporti con i Comuni, come succede nei paesi, rapporti anche molto confidenziali nei piccoli paesi, quindi il senso della perimetrazione è uno scambio che avviene tra il tecnico comunale e questi professionisti locali, che sono credo quasi tutti del paese, il paese di Bussi, se parliamo di Bussi, è 2.500 abitanti, forse è uno dei più popolosi della zona e tuttavia è un piccolo paese dove i 5-6-7 tecnici hanno la relazione diretta con il tecnico comunale, il quale gli dice: “Questa è la perimetrazione”. Per loro è una cosa nuova».
«Accordo certo». E ha detto Riccardini che «l’accordo, ovviamente, è a monte di tutto questo». Per gli inquirenti, il «sistema» consisteva nella divisione degli aggregati di Bussi con le ditte della Ges.com: «Do per certo che c’è stato un accordo a monte e quindi come lei lo definisce una spartizione», ha detto Riccardini nel faccia a faccia con le pm. L’imprenditore e i tecnici da lui incaricati fornivano le progettazioni alla Ges.com che poi le girava alle ditte dietro una cessione del credito a garanzia. Un meccanismo che, sostiene l’accusa, era a conoscenza di Angelo Melchiorre, ex capo dell’Ufficio per la ricostruzione numero 5, e dell’architetto Emilio Di Carlo, 54 anni di Bussi, destinatario dei provvedimenti di sequestro degli immobili: Melchiorre e Di Carlo avrebbero partecipato a una riunione a Roma, con i membri del consorzio Ges.com e altre ditte. Dell’incontro ha parlato sempre Riccardini: «I tecnici locali non c’erano se non Emilio Di Carlo e Melchiorre che arrivarono soltanto dopo, in fase finale».
Pressioni per Bugnara. Riccardini ha rivelato anche di un risvolto su Bugnara e ha raccontato che il distacco temporaneo di Melchiorre in quel paese sarebbe stato spinto da un altro indagato, l’ex colonnello dell’Esercito Giampiero Piccotti, 80 anni di Perugia, anche lui impiegato per la Ges.com: «Che io sappia Piccotti parlò con l’amministrazione di Bugnara, dove le cose stagnavano, erano ferme, qualcuno mi ricordo che mi diceva di un tecnico comunale che era molto ammalato e che quindi per sua assenza aveva un po’ trascurato le cose, erano decorsi i tempi e quindi Melchiorre che già aveva operato su Bussi e conosceva molto bene le procedure viene portato a Bugnara su richiesta penso ed accordo tra le due amministrazioni».
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