Caffè vietato al banco I baristi insorgono: misura ingiustificata

1 Maggio 2021

Divieto fino al 31 maggio, ma gli esercenti non ci stanno E Fipe Confcommercio si appella al ministro: va revocato

PESCARA. Con le riaperture in zona gialla, il caffè si può ordinare esclusivamente al tavolo e all’aperto.
L’abitudine della tazzina al volo, consumata direttamente al bancone, dentro ai locali, è vietata, almeno fino al 31 maggio. Una decisione che fa discutere molto i gestori e che si scontra con un rito tutto italiano. «La circolare del 24 aprile con cui il ministero dell’Interno che, interpretando il decreto legge riaperture, vieta la consumazione al banco all’interno dei bar è giuridicamente incomprensibile e non ha alcun fondamento di sicurezza sanitaria», sottolinea Carlo Miccoli, presidente dell'associazione bar della federazione pubblici esercizi – Confcommercio Pescara.
«Fino al 31 maggio nei pubblici esercizi di somministrazione, il servizio al banco rimarrà possibile solo se avviene per i bar che dispongono di un bancone esterno, che sono pochissimi. Dopo tanti mesi di chiusura delle nostre attività ci attendevamo un’interpretazione diversa, anche perché in zona gialla i bar hanno sempre avuto la possibilità di effettuare la somministrazione al banco, in virtù del fatto che si tratta di un consumo veloce che non implica una lunga permanenza all’interno degli esercizi. È un vero e proprio attacco al modello di offerta del bar italiano che si differenzia da quelli degli altri Paesi, proprio perché basato sul consumo al banco».
Miccoli parla di provvedimento «punitivo e ingiustificato, anche sotto il profilo scientifico visti i rischi sanitari quasi nulli per velocità e distanziamenti previsti dai protocolli. A nome dei circa 800 bar del territorio provinciale la Fipe - Confcommercio di Pescara si associa alla richiesta della Fipe nazionale di un intervento urgente da parte del ministero per ripristinare il consumo al banco». Secondo le stime di Confcommercio, la perdita del comparto dei bar a livello nazionale si aggira sugli 8 miliardi di euro con 90.000 posti di lavoro saltati e il divieto del consumo al banco rischia di far accumulare ulteriori perdite.
È una decisione che «ci ha complicato ulteriormente la vita», aggiunge Dante Baldassarre, dello storico Caffè Ideale. «Il caffè al banco è spesso una scelta per i clienti che vanno di fretta, quindi noi siamo costretti ad accelerare per riuscire a soddisfare tutte le richieste, con un dispendio notevole di energia. Ci siamo trovati a dover aumentare il personale proprio per andare più veloci. È un paradosso, sia per la rapidità dello stazionamento del cliente al bancone, ma anche per le dotazioni di sicurezza che abbiamo, tra igienizzanti e plexiglass che rendono tutto sicuro». Per Baldassarre questa scelta mina l'italianità. «Per noi il caffè al banco è un rituale, con la chiacchierata con il barista. Speriamo che a breve si metta riparo a questa ennesima follia dei legislatori».
Per Gianni Dottore di bar Fabrizi, il divieto del consumo al bancone ha già prodotto una riduzione del 50 per cento dei caffè serviti. «È un'assurdità», evidenzia. «Tra l'altro siamo tornati indietro rispetto alle precedenti zone gialle quando invece era permesso». È un'abitudine «che manca tanto», aggiunge Pietro Bucciarelli della Bresciana. «Il caffè al banco significa fermarsi al bar, per scambiare quattro chiacchiere. Non ci resta che attendere tempi migliori».
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