Caldaie, cappotti e infissi: le nuove regole sulle case

11 Gennaio 2023

Entro il 2030 tutti gli immobili residenziali dovranno appartenere alla classe E L’obbligo non riguarderà le seconde case, niente bollino blu in caso di affitto

L’AQUILA. Case che inquinano di meno. Questa la filosofia della nuova direttiva dell’Unione europea (per la quale si prevede battaglia a Bruxelles, con migliaia di emendamenti in vista del primo voto del 24 gennaio, salvo slittamenti, in commissione Industria dell'Europarlamento) che rischia di penalizzare l’Italia. E di innescare una corsa all’efficientamento energetico degli edifici attraverso migliorie oppure vere e proprie ristrutturazioni.
cosa cambia
Il documento – che finora è circolato in bozza, ma che è ancora in via di formazione – aveva sollevato non pochi dubbi e perplessità a causa dei vincoli stringenti introdotti sull’efficientamento energetico delle case: secondo la nuova normativa già a partire dal 2027 sarebbero scattate le ristrutturazioni per gli edifici da adeguare. I tempi, poi, sono stati rivisti ed entro la prima metà del mese di marzo si potrebbe avere la bozza definitiva. L’orientamento è quello di sottoporre all’adeguamento, entro il 2030, di tutti gli immobili residenziali che dovranno essere obbligatoriamente inseriti nella classe energetica E. In larga parte sono ricompresi in questa categoria tutti gli immobili che in Italia sono stati realizzati tra gli anni 1980 e 1990. Va osservato, tuttavia, che, secondo alcune stime, circa il 60% degli edifici in Italia si colloca oggi tra la classe energetica F e G. Entro il 2033 la direttiva impone poi il passaggio obbligato alla classe D. Per passare alla classe superiore alla E è necessario ridurre i consumi energetici di circa il 25% e per farlo servono interventi mirati tra cui: cappotto termico interno o esterno, sostituzione degli infissi, nuova caldaia a condensazione. L’obiettivo nel lungo periodo, tra il 2040 e il 2050, è quello di puntare ad arrivare alle emissioni zero. Secondo alcune indiscrezioni non troverebbe posto, per ora, nella nuova direttiva l’aspetto delle sanzioni oppure delle limitazioni alla messa in affitto se non si possiede il bollino verde europeo per l’immobile. Importante anche il tema delle esenzioni: le seconde case potrebbero essere esonerate dall’obbligo.
i problemi sul tappeto
Se da un lato l’obiettivo dell’Ue è quello della riduzione dell’inquinamento legato agli immobili – gli edifici sono responsabili di oltre un terzo delle emissioni di gas a effetto serra nell’Ue e il 75% di essi è inefficiente dal punto di vista energetico – dall’altro c’è da tenere conto del fatto che il passaggio verso politiche “verdi” per l’edilizia è destinato a comportare costi importanti. In Italia, specialmente nelle zone rurali, resiste un parco di immobili risalente nel tempo e ci sono anche tantissime case di proprietà. Se la direttiva Ue sarà adottata nei termini finora anticipati, nel giro di una decina d’anni sarà richiesto ai proprietari degli stessi immobili di intervenire sulle proprie case attraverso ristrutturazioni. Tutto questo dovrebbe essere però supportato da agevolazioni di tipo fiscale e procedurale per evitare che, a uscire penalizzati dall’operazione, siano soltanto i cittadini. (u.c.)