Calo di presenze nei locali I titolari: a rischio i dipendenti

2 Marzo 2020

Taucci (Confesercenti): «La psicosi per i luoghi affollati alla lunga sta bloccando i fatturati Bisogna che la Regione individui risorse per un’eventuale cassa integrazione straordinaria»

PESCARA. «Psicosi blocca fatturato». Così Gianni Taucci, direttore di Confesercenti, definisce quel panico collettivo da coronavirus che «sta svuotando anche i locali del food, in centro, generalmente affollatissimi». Anche se il «grido di dolore» per gli incassi che vanno scemando riguarda tutta la categoria degli esercenti cittadini.
La domanda che fa rabbrividire i commercianti, secondo Confesercenti, è: quanto durerà questa emergenza? Perché il problema è «riuscire a mantenere il personale, a evitare i licenziamenti, è questo il rischio da scongiurare». Pur «non essendoci, sul nostro territorio, un problema reale» con assenza di focolai di epidemia, se si esclude il caso isolato di San Giovanni Teatino, «si è creata la psicosi blocca fatturato, per cui», analizza Taucci, «la paura dei luoghi affollati genera una riduzione di presenze e innesca una crisi economica da cui sarà difficile riprendersi, se andiamo avanti di questo passo».
Quindi la richiesta di Confesercenti al governo regionale: «È necessario individuare le risorse per una eventuale cassa integrazione in deroga, quindi temporanea e straordinaria, per sostenere le aziende in crisi, che hanno costi di personale e affitti altissimi».
«Il corona è ottimo con il lime». Scherza, Francesco Silvestri, 40 anni, francavillese, titolare del cocktail bar Nuova Lavanderia, in via Battisti, ma poi si fa serio: «Lo svuotamento del centro cittadino procede lentamente da tre anni», una crisi inarrestabile «che il coronavirus ha riacutizzato in questi ultimi giorni. Il calo di presenze è evidente, il fatturato è sceso del 30%, in strada c’è poco passeggio e gli allarmi istituzionali contro gli assembramenti hanno inciso non poco. Questa emergenza non va presa sottogamba, la preoccupazione più grande è la durata del fenomeno. Veniamo fuori da un periodo non felice ed è dura ricostruire il tessuto economico. Licenziare? No, soffriremo insieme ma non va via nessuno». Il titolare del bar, aperto cinque anni fa in centro, rivela la ricetta per rinvigorire il commercio: «Come diceva mio nonno Ciccillo pescatore, l’alta marea solleva le barche. Cioè a dire, tutti insieme, noi esercenti possiamo farcela se mettiamo in campo idee e azioni comuni per riportare la gente negli esercizi commerciali. Le istituzioni si impegnino a far arrivare i turisti, le forze dell’ordine proseguano nei controlli con alcoltest, ma è necessario che si potenzino i trasporti pubblici notturni per evitare l’uso delle auto» e le inevitabili conseguenze della movida.
Pierluigi Pasetti è titolare di ben sei locali in centro, Gatsby, Almaluna, Alle Spezie, Reverso, Il vagone e La cava, 20 dipendenti in tutto.Tra i suoi clienti «molti giovani pescaresi che studiano nelle università milanesi e che in questi giorni sono bloccati a Pescara». Riflette, l’imprenditore amante della musica classica e impegnato in mille attività, che «il coronavirus è l’aggravante di una già difficile situazione, non è il problema scatenante. Se pensiamo alle 40 serrande abbassate solo in via Firenze, allora», scherza l’esercente, «in centro il coronavirus lo abbiamo sempre avuto. La realtà è che i centri commerciali ci hanno spopolato le vie e chi decide di investire in una attività in città è un eroe perché i costi sono troppi e alti, tra affitti, tasse, tende, gestione dei locali, personale, hccp. Senza contare l’online che trascina i capitali altrove, operazione che indebolisce il territorio. A licenziare non penso, ma in generale il problema della riduzione del personale potrebbe esistere col perdurare dell’emergenza». Quindi che fare per rianimare l’economia? «Dobbiamo creare attrattive, noi esercenti insieme al Comune: riaprire le attività chiuse da tempo, allentare la morsa dei balzelli, creare eventi lungo le strade della città dove protagonisti sono i tantissimi nostri talenti locali del conservatorio, i gruppi teatrali, i tanti artisti bravi ma sconosciuti che non impegnano tante risorse, ma danno lustro al territorio che altrimenti sarebbe solo un dormitorio dove la gente esce al mattino per lavorare e torna la sera per chiudersi in casa. Il sostegno al Comune da parte dell’impresa è obbligatorio. Per fare Pescara jazz i commercianti si sono tassati e l’evento è stato di altissimo livello». Il comitato locale dei cittadini lamenta il caos delle folle in centro «ma guai a demonizzare il commercio perché su di esso si basa l’economia della città» chiude Pasetti. La voce contro è quella di Cristiano Tego, titolare del Tropico Pescara: «Sabato da noi c’era il pienone, i pescaresi stanno reagendo benissimo alle continue notizie allarmanti. È andata male il fine settimana scorso quando si sono diffuse le prime voci del virus da noi. Febbraio è comunque un mese che registra cali fisiologici e a fine mese il denaro scarseggia». Il panico da coronavirus nel locale di via Battisti si tiene sotto controllo detergendosi le mani con l’amuchina “made in Tropico”. Tego: «Ho preparato una soluzione con glicerolo e acqua ossigenata e ne ho messo due litri sul bancone, a disposizione dei clienti».