Campo Imperatore: «Sì ai cannoni sparaneve»

Faccia (Save Gran Sasso) a Cialente: prima gli impianti ad alta quota e poi quelli a Montecristo
L’AQUILA. La neve, quella vera, sta arrivando sul Gran Sasso solo in queste ore. Con la stazione sciistica di Campo Imperatore inesorabilmente chiusa, si è scatenato il dibattito sulla necessità dell’innevamento artificiale. Non è una novità. Ma alcune dichiarazioni del sindaco Massimo Cialente sulle problematiche legate ai cosiddetti cannoni sparaneve hanno fatto saltare dalla sedia il direttore della scuola di sci “Campo Imperatore”, Luigi Faccia, portavoce del comitato #SaveGranSasso che, con l’associazione “Progettiamo la montagna”, ha lanciato la petizione popolare sulla ridefinizione delle aree protette, raccogliendo circa 11mila consensi. Faccia ha scritto una lettera aperta indirizzata al primo cittadino, ritenuto un novello “Dr. Jeckyll e Mr. Hyde” sul futuro del Gran Sasso. «Si mistifica artatamente la realtà e si portano argomentazioni incredibili a supporto, come ad esempio le sostanze chimiche o le escursioni termiche, che offendono l’onestà intellettuale dei cittadini e affondano la speranza che ancora anima gli appassionati e gli imprenditori del Gran Sasso». Faccia vuole chiarire «l’equivoco ambientale» che si innesca quando di parla di innevamento artificiale programmato: «La neve artificiale viene prodotta con un processo che imita quello naturale. Il cannone sparaneve pompa e nebulizza l’acqua, formando piccolissime goccioline che ghiacciano quasi istantaneamente al contatto con l’aria, formando, così, cristalli di ghiaccio detti "nuclei di congelamento».
In questa miscela si immette ancora acqua vaporizzata e si ricrea ciò che avviene in natura. Attorno ai nuclei di congelamento si deposita l’acqua e si formano i cristalli di neve. «Quindi», sottolinea Faccia, «una buona produzione di neve artificiale nasce da un perfetto mix di acqua, aria, temperatura e umidità. Lei, caro sindaco, è rimasto agli anni 80/90, quando i produttori, convinti di poter riprodurre maggiore quantità di neve, usavano alcune sostanze che catalizzavano e facilitavano la formazione del nucleo di congelamento. Il più usato era lo “Snowmax”, prodotto con un principio attivo di un batterio, mediante il quale il cristallo naturale si forma attorno alle particelle di polveri e pollini presenti in atmosfera. Oggi, però, il controllo del diametro degli spruzzatori dei cannoni da neve rende inutile e, soprattutto, più costoso l’utilizzo di tali additivi».
C’è poi la questione Montecristo, che secondo il sindaco sarebbe la posizione migliore dove sistemare eventuali cannoni. «Sarebbe stato corretto affermare», aggiunge Faccia, «che li mettiamo anche a Montecristo, stazione fondamentale per lo sviluppo turistico estivo e invernale, dopo averli posizionati a Campo Imperatore. Lo sa sindaco che nel Cantone Ticino, in Svizzera, il Consiglio di Stato prende in considerazione solo i progetti di rilancio delle stazioni sciistiche, che hanno un’altitudine di almeno 1.800 metri sul livello del mare? Credo di capire dove si voglia arrivare con questo improvviso innamoramento per Montecristo: avendo grosse difficoltà a far digerire, a parte della sua maggioranza, il progetto di collegamento Scindarella-Fossa di Paganica e non sapendo come affrontare le direttive di Natura 2000, si prova a ripiegare con la semplice sostituzione della seggiovia Le Steppe-Montecristo, potenzialmente fattibile senza grossi ostacoli ai sensi della Direttiva Habitat. Non ci provi sindaco. Saremo attenti e severi vigili sulla situazione: senza il collegamento Scindarella-Fossa di Paganica non si buttano soldi pubblici su Montecristo. Il risultato è che la nostra stazione, sebbene sia la più alta dell’Appennino, è ancora chiusa».©RIPRODUZIONE RISERVATA

